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L’Africa, questo continente così immenso e variegato, è attualmente agli onori della cronaca per continui e dolorosi episodi di violenza e di migrazione incontrollata.

Mentre una volta era portato menzionato per le tragedie umane legate alla fame, alla sete e alle malattie che hanno portato al decesso di milioni di innocenti, oggi è alla ribalta per le violenze e i conflitti continui tra gli stati e negli stati. Conflitti che all’apparenza hanno una base religiosa, ma che in realtà sottintendono interessi economici delle nazioni occidentali per accaparrarsi le ricchezze minerarie e il petrolio, ai i cui fini gestiscono in modo spregiudicato i conflitti religiosi e tribali onde ottenere il controllo della ricchezza di questo o di quel paese.

Andrew Esiebo è un giovane fotografo Nigeriano nato a Lagos. [il suo sito web]

Andrew Esiebo ha iniziato a fotografare documentando il rapido sviluppo urbano della Nigeria, nonché la ricca cultura e il patrimonio del paese.

Con il suo lavoro ha cominciato a ottenere vari riconoscimenti internazionali, iniziando ad esplorare nuovi territori creativi, integrando la pratica multimediale con l’inchiesta di temi come la sessualità, la politica, il calcio, la cultura popolare, la migrazione, la religione e la spiritualità.

I suoi lavoro sono stati esposto alle Biennali di Sao Paulo in Brasile, Dakart, Dakar, Senegal, Biennale Cuvee, Linz in Austria, biennali Foto Quai, Parigi in Francia, Guangzhou Triennale, Beijingin la Cina, il Chobi Mela V Photo Festival in Bangladesh, Noorderlitch Photo Festival in Olanda, Bamako africano Fotografia Incontri Bamako in Mali e Lagos Photo Festival, Lagos in Nigeria, tra gli altri.

Egli è il vincitore del premio Musée du Quai Branly per la creatività artistica nel 2011.

Andrew sono stati assegnati un certo numero di riconoscimenti artistici di Institut Franicais (ex Cultures France) Visa Pour Creazione, Parigi, programma oltre l’Africa, Gasworks, Londra, Gyeonggi Centro di Creazione, Corea del Sud e alla Bag Art factory residenza Johannesburg, Sud Africa.

Nel 2010, è stato selezionato per “Road to twenty ten project” per formare un Dream Team All-Africa di 16 giornalisti / fotografi per produrre storie alternative sulla Coppa del Mondo in Sud Africa.

La sua attenzione al sociale lo ha visto lavorare per diverse istituzioni locali e internazionali, tra cui The Kings College di Londra, Università di Padova, Italia, The Photographers Gallery, London, Azione Aids, OMS, UNICEF, donne per le donne, MSH Nigeria e molti altri.

I suoi lavori sono stati pubblicati su libri, riviste e siti web come New York Times, Courrier International, Le Point, Financial Times, guardian.co.uk, Marie Claire Italia, Time Out Nigeria, Mail & Guardian online, Bloomberg, Laia Libri, Geo-Lino, KIT, CNN, Al Jazeera e la rivista African style magazine Arise.

La fotografia di Andrew è una fotografia che penetra profondamente nel cuore dell’Africa e del suo paese.

Con le sue fotografie egli mette a nudo molte problematiche scottanti della Nigeria e le affronta senza veli o compromessi, in modo diretto ed estremamente efficace, prendendo anche posizioni molto chiare in campo politico e sociale.

I suoi reportage ci svelano situazioni limite, come le condizioni degli omosessuali costretti a nascondersi in quanto in Nigeria la omosessualità, oltre ad essere condannata a livello sociale, è anche un reato penale, ma Andrew ce li mostra liberi e sereni. I loro volti sono sorridenti e mai preoccupati, nei loro occhi si legge la consapevolezza di vivere una condizione di emarginazione, ma con la fierezza di condurre una vita normale.

La religione viene affrontata nelle sue immagini, come una forma di fanatismo, perché si regge sul soddisfacimento delle paure del popolo, che chiede sostanzialmente sicurezza economica oltre a esorcizzare la morte e le malattie. I vari gruppi religiosi, sfruttano queste paure e propongono come i risolutori indiscussi e indiscutibili alle loro richieste di certezze. Inoltre pur apparentemente indipendenti dal potere politico, ne sono in realtà i manipolari occulti, collocandosi come sponsor di questa o quella frazione politica.

God is at the heart of life in Nigeria. Religious spaces are found in every nook and cranny in the country.A current wave has is the Pentecostal / Evangelical movements which is believe to be originated from the America. Big gathering often called crusade are organized across the country where huge crowd coming to ignite their faiths and seek spiritual solution to their various social and spiritual problems.These gathering are characterized essentially with praises, praying, trance and an opportunity to boost its finances.God is Alive series examines the dynamic, codes, excessiveness being professed during various Pentecostal gatherings.

During the monthly Prayer service called “Holy Ghost Night” of Mountain of Fire and Miracle Ministries, pastors knelt down to seek forgiveness and prayers from their leader after they controversially left the church.

Il suo interesse per il football come sport espressione di convivenza sociale e di momento di formazione e maturazione dei giovani, gli ha ispirato un reportage dove egli denuncia le carenze di adeguate strutture per i giovani, che in città come la sua caratterizzata da una cementificazione selvaggia, li ha costretti a ritagliarsi angoli pericolosi e deprimenti dove poter giocare. Molto forte ed emblematica questa sua fotografia, in cui l’oppressiva e triste incombenza del ponte contrasta con il desiderio di gioia e spensieratezza dei ragazzi, che sanno socializzare facilmente anche in un tale squallore.

Under Third Mainland bridge, Lagos.

L’intervista

  1. Dunque, Andrew, come descriveresti la situazione dell’Africa e della Nigeria oggi?
    La nostra società è multiculturale, con classi sociali diverse, diverse mentalità e quindi molto complessa, con tante anime al suo interno tali da creare situazioni di crisi. La crisi economica con la conseguente deflazione hanno acuito i problemi mettendo in crisi anche la convivenza. In questa situazione tutto è incerto in quanto siamo attraversati anche da crisi legate alla situazione del nord e del sud del paese, alla crisi politica e militare. Ogni evoluzione è possibile. Molti si stanno adoperando per superare questi problemi. Anche l’educazione dei giovani va rivista e riformata per migliorare la coesione e la convivenza civile.
  1. Nonostante tu sia nato lì, quali difficoltà hai incontrato e incontri nello svolgere il tuo lavoro?
    Beh, all’inizio soprattutto, quando mi sono dedicato al reportage sociale, non esisteva qui da noi una mentalità che considerasse questo genere vera fotografia. Erano tutti proiettati sulla fashion photography o sulla fotografia di matrimonio. All’inizio la gente non capiva perché andassi a fotografare le persone per le strade ed erano molto diffidenti, poi la mentalità è cambiata e per me è un mezzo per fare molte amicizie. Io all’inizio consideravo la fotografia solo un hobby e mi documentavo attraverso internet, che poi mi ha consentito anche di farmi conoscere all’estero e di trasformare il mio hobby in un vero e proprio lavoro.
  1. Ho trovato molto interessante il tuo reportage sulla omosessualità in Nigeria, so che viene considerata un reato grave sia dal punto di vista della legge che anche della mentalità, come ti è venuta l’idea di questo lavoro?
    Sono approdato al questo tema per una mia curiosità e perché alcuni amici mi hanno confidato questo loro stato. Inizialmente mi ha incuriosito anche il fatto che girando in internet ho potuto constatare come nei paesi occidentali e in particolare negli USA, quello degli omosessuali era un tema affrontato senza alcun problema e con semplicità, mentre in Africa è un vero tabù. Parlando con alcuni amici che si sono dichiarati omosessuali, anzi transessuali, ho voluto affrontare il tema con un lavoro fotografico cercando di capire i motivi della loro condizione e portando alla luce i loro problemi cercando di infrangere questo tabù.
  1. La cultura religiosa in Nigeria è portata avanti da gruppi di derivazione tipicamente Americana, di provenienza statunitense, nelle tue fotografie sembri sottolineare la costante presenza di un fanatismo, più che di un vero e serio background religioso, il cui fine sembra quello di soddisfare solo una richiesta di miracoli o di una specie di oppio del popolo, dove esiste solo lo scopo di dare alla gente una via di sfogo alle sue ansie e paure. Pensi sia così?
    I nigeriani sono molto religiosi, anche se bisogna intendersi sul termine religione. Tuttavia l’ansia del futuro porta a ricercare una religione che dia certezze e gruppi come i Pentecostali, i Protestanti, gli Avventisti, sono cresciuti rapidamente soprattutto negli ultimi anni, proponendosi come la soluzione. Queste istituzioni religiose sono quelle che propongono vie d’uscita alla paura della sicurezza soprattutto economica della gente, inoltre sono anche indipendenti dallo stato e questo rappresenta un ulteriore punto di forza, in quanto facilitano la realizzazione delle aspirazioni del popolo. Essi si propongono come delle sicurezze che lo stato non può dare. In questo modo la gente cerca le sue certezze in queste organizzazioni indipendenti dallo stato, che riescono a dare loro quello che cercano. La loro influenza è molto rilevante tanto che essi sono il tramite attraverso il quale i politici chiedono il consenso ed influenzano le masse.
  2. I giovani e lo sport, anche questo tuo reportage mi ha particolarmente colpito. Uno sport, quello del calcio, che accomuna un po’ tutto il mondo, ma soprattutto è un momento di svago e di socializzazione dei ragazzi. Con le tue immagini ci porti nelle periferie dove, come dici tu, tutto diventa giungla di cemento e nessuno pensa a dare loro degli spazi adeguati e attrezzati. Anche qui trovo molto eloquenti le tue fotografie dove lo spazio immenso, ma contemporaneamente opprimente di un ponte stradale, si contrappone alla gioia del gioco e dello stare insieme, ci vuoi trasmettere una nota di speranza e di fiducia nelle nuove generazioni?
    Questo mio reportage ha preso ispirazione dall’osservazione che il football è uno sport con grandi capacità di aggregazione sociale. Inoltre ho notato come la carenza di spazi adeguati, soprattutto per i ragazzi, li costringe a giocare in luoghi pericolosi e inadeguati. Io volevo stimolare lo stato a provvedere strutture dove i ragazzi possano non solo giocare, ma anche crescere bene. Questo è soprattutto vero in città come la mia dove la crescita selvaggia degli edifici e della cementificazione ha tolto progressivamente spazi per il gioco. Mi piacerebbe che i politici si rendessero conto di questo e comprendessero l’importanza sociale e culturale di luoghi dedicati a questo sport così popolare e socializzante, ma anche fondamentale per la crescita dei giovani.
  3. Come vedi il futuro della tua nazione?
    Credo che in ogni nazione la più grande risorsa sia il popolo. Noi abbiamo tanta gente brava e intelligente e lo scopo principale della politica dovrebbe essere quello di mettere tutti insieme, di migliorare le condizioni sociali e di diffondere la cultura e le risorse tecnologiche, per migliorare la vita, la salute e creare lavoro, soprattutto nell’ottica delle nuove generazioni. Un altro aspetto è di ridurre lo spreco, soprattutto degli alimenti, che nella mia nazione è particolarmente elevato, in modo da recuperare il cibo sprecato e utilizzarlo per i meno abbienti. La Nigeria ha buoni leader e un ottimo popolo. Se la dirigenza statale potesse realizzare tutto ciò, la Nigeria sarebbe uno dei migliori stati dell’Africa.
  4. Quale è la tua fotografia che ami di più?
    Io amo molto incontrare la gente, il tipo di fotografia che faccio mi dà la soddisfazione di incontrare molte persone e di diventare loro amico. Comunque quelle sul football sono tra quelle che amo di più. Tuttavia quelle che ho veramente nel cuore sono le immagini che mi hanno dato l’occasione di incontrare gente e di instaurare con loro rapporti di sincera amicizia.

 

         Andrew Esiebo, Lagos 15 febbraio 2017

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