{"id":809,"date":"2015-09-03T09:25:59","date_gmt":"2015-09-03T07:25:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.fotocultura.eu\/blogw\/?p=809"},"modified":"2015-09-03T10:41:35","modified_gmt":"2015-09-03T08:41:35","slug":"la-fotografia-icastica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fotocultura.eu\/blogw\/2015\/09\/03\/la-fotografia-icastica\/","title":{"rendered":"LA FOTOGRAFIA ICASTICA"},"content":{"rendered":"<p>Da Platone<sup>[1]<\/sup> e \u201cLe ragioni dell&#8217;immagine\u201d:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<blockquote><p><strong><em>\u201cL&#8217;immagine in generale, icastica o fantastica che sia, esiste dunque ed \u00e8 tale a patto di essere \u201cimmagine di &#8230; &#8221; dunque di non essere ci\u00f2 di cui \u00e8 immagine; essa \u00e8, per ci\u00f2 stesso e in quanto &#8216;immagine&#8217;, sempre, strutturalmente, \u201cfalsa\u201d. <\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>In realt\u00e0 l&#8217;immagine icastica, poich\u00e9 &#8211; nel riprodurne proporzioni e colori naturali &#8211; \u00e8 fedele al modello, \u00e8 &#8220;somigliante&#8221; a esso, vale a dire poich\u00e9 conserva un rapporto, ricostruibile comunque, da ogni possibile osservatore, col modello stesso, a esso rinvia costantemente e dunque ne consente il riconoscimento.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>L&#8217;immagine fantastica invece, essendo riproduzione non della cosa come \u00e8, ma della cosa come appare, tende a velare il proprio rapporto col modello, a proporsi essa &#8211; immagine apparente &#8211; come unico \u201creale\u201d, non come \u201cimmagine di\u201d altro.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>La \u201cfalsit\u00e0\u201d, il non essere, nei due casi si gradua quindi a livelli diversi d&#8217;intensit\u00e0: nel caso dell&#8217;immagine fedele, essa, in quanto immagine, non \u00e8, ma si dichiara un&#8217;immagine, cio\u00e8 dichiara il proprio non essere, rimandando ad altro (\u00e8 \u201cfalsa\u201d e per\u00f2 svela di esserlo); nel secondo caso, l&#8217;immagine fantastica in quanto immagine del pari non \u00e8, ma tende a nascondere il proprio essere un&#8217;immagine e dunque il suo stesso non essere, a proporsi essa come unico \u201cvero\u201d (\u00e8 \u201cfalsa\u201d, ma nasconde di esserlo). <\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Perci\u00f2 la prima pu\u00f2 dirsi immagine \u201cvera\u201d (poich\u00e9 svela il proprio non essere il modello, nel momento in cui permette di riconoscerlo) e la seconda va detta invece immagine \u201cfalsa\u201d (perch\u00e9 si muove a nascondere il modello, a sostituirlo, a prenderne il posto, negando il suo stesso essere &#8216;immagine di &#8230; &#8216;). La \u201cfalsit\u00e0\u201d dell&#8217;immagine che non si svela tale, che nasconde il proprio essere immagine, \u00e8 dunque esattamente, qui, quella, ingannevole, dell&#8217;ombra della caverna platonica non riconosciuta per un&#8217;ombra, o quella dell&#8217;\u00e8idolon dell&#8217;Elena euripidea non riconosciuto per un semplice fantasma<\/em><em>.\u201d<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco una definizione efficace d\u2019immagine icastica, che se traslata in ambito fotografico ci consente di definire \u201cicastica\u201d quella fotografia che rappresenta la realt\u00e0 oggettiva senza alcuna intermediazione, che pu\u00f2 essere letta da qualunque fruitore senza sforzo e senza fraintendimenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da un punto di vista semantico potremo assimilarla alla fotografia &#8220;sostanziale o documentale&#8221;, o, per richiamare Barthes<sup>[2]<\/sup>, potremmo definirla come un &#8220;messaggio senza codice&#8221;, anche se tale accostamento non \u00e8 proprio calzante, considerando che la fotografia icastica, comunque, un quid connotativo lo potrebbe avere, come vedremo pi\u00f9 avanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pertanto volendo riassumere quella che potrebbe essere la definizione di fotografia icastica, dovremmo intendere quella fotografia che riprende in modo assolutamente oggettivo la realt\u00e0 che si presenta di fronte al mirino e che, successivamente, \u00e8 proposta al fruitore senza alcuna manipolazione intermedia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una prima questione riguarda l\u2019esistenza reale delle fotografie icastiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sotto il profilo della realt\u00e0 oggettiva sicuramente le immagini icastiche esistono, tuttavia, osservando il problema sotto l\u2019aspetto storico-critico, sembrerebbe che non esistano, non esistono proprio, preso atto che nessuno, fino ad oggi, ha mai utilizzato questo termine per un loro inquadramento tassonomico, almeno per quanto ho potuto appurare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla luce di quanto sopra, mi sembra opportuno illustrare quali, secondo me, sarebbero i paradigmi \u201cideali\u201d &#8211; e sottolineo: ideali &#8211; che fanno di un&#8217;immagine fotografica una fotografia icastica. Semplificando ne ho focalizzati tre:<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\">\n<li>L&#8217;intervento del fotografo deve essere ridotto al minimo, cio\u00e8 egli dovrebbe limitarsi a una scelta dell&#8217;inquadratura che sia avulsa da ogni sua impostazione culturale, mentale o sociale.<\/li>\n<li>Nessun intervento di manipolazione dell&#8217;immagine dovrebbe intervenire nella fase di postproduzione.<\/li>\n<li>Nessun intervento di ritaglio dell&#8217;inquadratura o di aggiustamento topologico dovrebbe alterare l&#8217;immagine.<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">Analizzando queste regole che, lo sottolineo, rappresentano l\u2019idealizzazione di fotografia icastica, devo ammettere che ben difficilmente si possono realizzare, almeno tutte e tre contemporaneamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Analizzando il primo punto, sorge spontanea una domanda: pu\u00f2 realmente un fotografo essere cos\u00ec accorto da non intervenire in alcun modo nella fase di ripresa? Personalmente ritengo che la risposta sia negativa. Nel momento in cui egli mette in moto l\u2019atto fotografico, inevitabilmente, non \u00e8 pi\u00f9 \u201coggettivo\u201d. Egli sceglie cosa inserire nella sua fotografia e cosa escludere e gi\u00e0 pone in essere un elemento perturbatore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Voglio comunque precisare la differenza tra <strong>realt\u00e0 oggettiva<\/strong> e <strong>oggettivit\u00e0<\/strong>, considerando che molti confondono i due termini: con <strong><em>realt\u00e0 oggettiva<\/em><\/strong> s\u2019intende tutto quello che sta di fronte all\u2019obiettivo e che la macchina da ripresa registra. Con <strong><em>oggettivit\u00e0<\/em> <\/strong>si fa riferimento all\u2019interazione tra il fotografo e la realt\u00e0 oggettiva, cio\u00e8 alle scelte che il fotografo pone in essere nel decidere l\u2019inquadratura che pi\u00f9 corrisponde al suo sentire interiore, culturale, sociale, ecc..<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora analizzo come questa sua opzione possa conciliarsi con una fotografia icastica. Volendo fare un esempio banale di vera fotografia icastica, potrei proporre quella che s\u2019imprime quando si preme involontariamente, per errore, il pulsante di scatto, senza avere coscienza di aver inquadrato, ma ci\u00f2 ovviamente presuppone uno sbaglio e l\u2019operatore subito eliminerebbe il fotogramma. Questa incarna certamente una situazione limite; molto pi\u00f9 realisticamente rivolgo il mio pensiero a quelle fotografie in cui l\u2019intervento dell\u2019operatore \u00e8 minimale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Intendo riferirmi a quelle fotografie nelle quali l\u2019intervento del fotografo, nella fase di ripresa, ha come finalit\u00e0 di rendere la realt\u00e0 esterna nel modo pi\u00f9 oggettivo possibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Analizzando le varie tipologie d\u2019immagini fotografiche, credo che quelle che, dal punto di vista storico, meritino di entrare nel novero delle fotografie icastiche, siano le fotografie \u201cpost mortem\u201d. Si tratta di riprese che, soprattutto nell\u2019ottocento e ai primi del novecento, erano commissionate a fotografi ambulanti per possedere un ricordo del proprio caro defunto, cos\u00ec da tramandarne la memoria e da mostrare ai parenti lontani (da queste esigenze trasse origine l\u2019usanza delle immaginette funebri, che usiamo ancora oggi). In queste fotografie l\u2019intervento del fotografo era minimale, nel senso che la fotografia doveva rispecchiare una realt\u00e0 oggettiva, senza molte intermediazioni, se non quelle relative alla preparazione del defunto, ma che secondo me non rappresentano interferenze nella realizzazione dell\u2019immagine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a class=\"img-lightbox\" href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/postmortem.jpg\" title=\"\" data-rel=\"lightbox-image-0\" data-imagelightbox=\"0\" data-rl_title=\"\" data-rl_caption=\"\">\n<img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"806\" data-permalink=\"https:\/\/www.fotocultura.eu\/blogw\/2015\/09\/03\/la-fotografia-icastica\/postmortem\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/postmortem.jpg?fit=1941%2C1291&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"1941,1291\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"postmortem\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/postmortem.jpg?fit=300%2C200&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/postmortem.jpg?fit=1024%2C681&amp;ssl=1\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-806\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/postmortem.jpg?resize=300%2C200\" alt=\"postmortem\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/postmortem.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/postmortem.jpg?resize=1024%2C681&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/postmortem.jpg?w=1941&amp;ssl=1 1941w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><br \/>\n<\/a>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell&#8217;ambito della fotografia odierna penso che un utilizzo della fotografia icastica riguardi quelle immagini documentali proprie della polizia scientifica. In questo caso \u00e8 essenziale che il fotografo limiti al massimo ogni interferenza soggettiva al fine di evitare un inquinamento delle prove e che possa presentare una visione il pi\u00f9 possibile realistica della scena del crimine; qui di seguito abbiamo alcuni esempi:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div data-carousel-extra='{&quot;blog_id&quot;:1,&quot;permalink&quot;:&quot;https:\/\/www.fotocultura.eu\/blogw\/2015\/09\/03\/la-fotografia-icastica\/&quot;}' id='gallery-1' class='gallery galleryid-809 gallery-columns-1 gallery-size-thumbnail'><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/death_scene_investigation.jpg?resize=150%2C150&amp;ssl=1\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" 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assolutamente marginale, anzi io parlerei quasi di auto-fotografia, assumendo che il fotografo non sceglie di inquadrare interpretando dei suoi canoni estetici o culturali, bens\u00ec \u00e8 obbligato a seguire rigorosi protocolli imposti dalla situazione oggettiva e dal carattere documentale proprio dell&#8217;immagine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un\u2019altra fotografia sicuramente inquadrabile in questo ambito \u00e8 la fototessera e quella segnaletica:<\/p>\n<p class=\"jetpack-slideshow-noscript robots-nocontent\">Questo slideshow richiede JavaScript.<\/p><div id=\"gallery-809-1-slideshow\" class=\"jetpack-slideshow-window jetpack-slideshow jetpack-slideshow-black\" data-trans=\"fade\" data-autostart=\"1\" 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automatica e senza necessit\u00e0 di un operatore, dando cos\u00ec il massimo valore icastico all\u2019immagine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa tipologia di fotografia ha ovviamente lo scopo di dare una riproduzione fedele e asettica del soggetto ritratto, senza alcuna valenza mitica, anzi lo scopo identificativo spinge la persona ritratta ad assumere un\u2019espressione neutra, impersonale e ne destruttura la personalit\u00e0 rendendola assolutamente impenetrabile; inoltre l\u2019immagine comunica con immediatezza quei caratteri fisici che permettono, grazie a un meccanismo di banale comparazione, il riconoscimento della persona da parte del fruitore senza ulteriori mediazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come altro esempio di fotografia icastica devo citare anche la fotografia pornografica, che per il tipo di messaggio veicolato, rappresenta forse il vero \u201cgrado zero\u201d di questa specie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un problema rilevante relativamente all&#8217;inquadratura, tocca profondamente anche il reportage e il fotogiornalismo. Come scrisse W. Eugene Smith:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u201cQuelli che credono che il reportage fotografico sia \u201cselettivo e oggettivo\u201d, ma non possa decifrare la sostanza del soggetto fotografato dimostrano una completa mancanza di comprensione dei problemi e dei meccanismi propri di questa professione. Il foto-giornalista non pu\u00f2 avere che un approccio personale ed \u00e8 impossibile per lui essere completamente obiettivo. Onesto s\u00ec, obiettivo no.\u201d.<\/strong><\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Io interpreto il termine &#8220;onesto&#8221; in senso icastico, cio\u00e8 nel senso che il fotografo restituisca un campo inquadrato tale da non indurre in errore il fruitore, consentendogli una corretta lettura dell&#8217;avvenimento. Obiettivo no, lo spiego come la libert\u00e0 del fotografo di scegliere quale avvenimento documentare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un esempio illuminante \u00e8 proposto in questa immagine che, pur essendo di fantasia, descrive molto bene quello che succede nel fotogiornalismo:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a class=\"img-lightbox\" href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/manipolata.jpg\" title=\"\" data-rel=\"lightbox-image-1\" data-imagelightbox=\"1\" data-rl_title=\"\" data-rl_caption=\"\">\n<img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"890\" data-permalink=\"https:\/\/www.fotocultura.eu\/blogw\/2015\/09\/03\/la-fotografia-icastica\/manipolata\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/manipolata.jpg?fit=1000%2C615&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"1000,615\" data-comments-opened=\"1\" 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esprimere fotograficamente la filosofia della corrente artistica \u201cNeue Sachlichkeit\u201d, si \u00e8 trovato a riprendere le persone sfruttando il massimo dell\u2019oggettivit\u00e0 e della neutralit\u00e0 espressiva:<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a class=\"img-lightbox\" href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/05Sander-2.jpg\" title=\"\" data-rel=\"lightbox-image-2\" data-imagelightbox=\"2\" data-rl_title=\"\" data-rl_caption=\"\">\n<p><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"798\" data-permalink=\"https:\/\/www.fotocultura.eu\/blogw\/2015\/09\/03\/la-fotografia-icastica\/soldier-c-1940\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/05Sander-2.jpg?fit=863%2C1181&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"863,1181\" data-comments-opened=\"1\" 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Purtroppo in questo caso per produrre un\u2019immagine icastica pura, il fotografo dovrebbe ricorrere a costosissimi apparecchi da ripresa che operano direttamente in bianco e nero, oppure limitare al minimo indispensabile l&#8217;intervento di trasformazione (ma qui naturalmente potrebbero sorgere molte polemiche).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In caso contrario, rimane inevitabile il ricorso alla pellicola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Innegabilmente il dilemma esiste e, sebbene non cancelli la possibilit\u00e0 di creare un\u2019immagine icastica pura, certamente pone dei problemi di \u201cpurezza\u201d, anche perch\u00e9 utilizzando l\u2019elaborazione elettronica, difficilmente il fotografo resiste alla tentazione di alterarla con mascherature o quant\u2019altro, manipolando cos\u00ec il messaggio in ingresso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche per le fotografie a colori, comunque, esiste la possibilit\u00e0 di una loro manipolazione: anche solo un\u2019esaltazione della saturazione, che ha una sua valenza semantica ben precisa, pu\u00f2 inquinare la fotografia icastica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pertanto, se restiamo in un ambito di purismo assoluto, ben difficilmente potremmo mai osservare una fotografia realmente \u201cicastica\u201d eseguita con i moderni apparecchi digitali. Tuttavia, considerando che, come ho scritto sopra, anche la fotografia icastica pu\u00f2 veicolare elementi connotativi, ho la convinzione che il fotografo sia in grado di produrre immagini icastiche intervenendo con manipolazioni minimali, limitate alla conversione \u201cbruta\u201d dell\u2019immagine in B\/N o alla correzione delle aberrazioni cromatiche come la correzione del tono del bianco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Venendo all\u2019ultimo paradigma che, in fondo potremmo considerarlo un corollario del primo, direi che, al contrario, ha una sua specificit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come ben sappiamo, lo spazio inquadrato, facendo riferimento al classico saggio di Dubois<sup>[3]<\/sup>, consiste in uno spazio \u201csottratto\u201d alla realt\u00e0 da parte dell\u2019operatore e in uno spazio topologico, proprio dell\u2019osservatore, che vi riconosce una \u201crealt\u00e0\u201d, tante volte bugiarda. Per spiegarmi meglio: il fotografo, inevitabilmente, sceglie cosa inquadrare poich\u00e9 la fotografia per sua natura procede per sottrazione, cio\u00e8 l\u2019operatore sceglie di inserire nel fotogramma solo una porzione della realt\u00e0 che ha di fronte, e quindi la sottrae, anche se, con artifici di tipo psicologico, egli pu\u00f2 dare al fruitore alcune informazioni, contenute all\u2019interno del campo inquadrato, che gli consentono di ricostruire mentalmente anche il \u201cfuori campo\u201d. E fino a qui nulla inficia il carattere icastico di una fotografia: l\u2019inquadratura \u00e8 un processo normale e inevitabile e la fotografia stampata nella sua interezza diviene il campo topologico del fruitore, in altre parole quello che vediamo nella fotografia stampata. Per\u00f2 se il nostro fotografo interviene a posteriori ritagliando l\u2019immagine, allora tutto cambia!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Faccio una piccola digressione solo per menzionare Alfred Stieglitz che per primo comprese la possibilit\u00e0, allora avente solo fini estetici, di poter ritagliare la fotografia per conferirle un significato differente. Famosa la prima della Fifth Avenue a New York sotto la neve, anno 1893:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div data-carousel-extra='{&quot;blog_id&quot;:1,&quot;permalink&quot;:&quot;https:\/\/www.fotocultura.eu\/blogw\/2015\/09\/03\/la-fotografia-icastica\/&quot;}' id='gallery-3' class='gallery galleryid-809 gallery-columns-1 gallery-size-thumbnail'><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon portrait'>\n\t\t\t\t<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/IMG_0007.jpg?resize=150%2C150&amp;ssl=1\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/IMG_0007.jpg?resize=150%2C150&amp;ssl=1 150w, https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/IMG_0007.jpg?resize=260%2C260&amp;ssl=1 260w, https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/IMG_0007.jpg?resize=100%2C100&amp;ssl=1 100w, https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/IMG_0007.jpg?resize=60%2C60&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/IMG_0007.jpg?zoom=3&amp;resize=150%2C150 450w\" sizes=\"auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px\" data-attachment-id=\"805\" data-permalink=\"https:\/\/www.fotocultura.eu\/blogw\/img_0007\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/IMG_0007.jpg?fit=1472%2C1963&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"1472,1963\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"IMG_0007\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/IMG_0007.jpg?fit=225%2C300&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/IMG_0007.jpg?fit=768%2C1024&amp;ssl=1\" \/>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/IMG_0006.jpg?resize=150%2C150&amp;ssl=1\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/IMG_0006.jpg?resize=150%2C150&amp;ssl=1 150w, https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/IMG_0006.jpg?resize=260%2C260&amp;ssl=1 260w, https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/IMG_0006.jpg?resize=100%2C100&amp;ssl=1 100w, https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/IMG_0006.jpg?resize=60%2C60&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/IMG_0006.jpg?zoom=3&amp;resize=150%2C150 450w\" sizes=\"auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px\" data-attachment-id=\"804\" data-permalink=\"https:\/\/www.fotocultura.eu\/blogw\/img_0006\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/IMG_0006.jpg?fit=1877%2C1419&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"1877,1419\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"IMG_0006\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/IMG_0006.jpg?fit=300%2C227&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/IMG_0006.jpg?fit=1024%2C774&amp;ssl=1\" \/>\n\t\t\t<\/div><\/figure>\n\t\t<\/div>\n\n<p style=\"text-align: justify;\">Il significato, in questo caso, cambia e di molto! Pensiamo allora quando questa manipolazione viene fatta con finalit\u00e0 comunicative a livello di media come succede spesso e, nel qual caso, chiaramente non possiamo pi\u00f9 parlare di fotografia icastica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In definitiva, con il termine di \u201cfotografia icastica\u201d intendo proporre un inquadramento tassonomico per quelle immagini in cui vi sia una riproduzione della realt\u00e0 di fronte all\u2019obiettivo, proposta riducendo al minimo possibile le interferenze legate alla personalit\u00e0 del fotografo e depurate, nel limite del possibile, da ogni intervento in post produzione e proposte direttamente al fruitore, che deve poterle leggere con immediatezza e relativa facilit\u00e0. Quindi questo termine dovrebbe definire tutte quelle fotografie il cui scopo \u00e8, prevalentemente, documentale e quindi anche la fotografia di reportage o fotogiornalismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prendendo spunto dal pensiero di Gianni Berengo Gardin, che sostiene che la vera fotografia non \u00e8 arte, ma documento, anche se questa sua interpretazione non \u00e8 scevra da spunti critici, occorre tuttavia dargli ragione, nel momento in cui quello che viene presentato al fruitore, non pu\u00f2 prescindere da una realt\u00e0 oggettiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nonostante ci\u00f2 la fotografia icastica non \u00e8 cos\u00ec ingenua da essere priva di quid estetico, ma questo trova il suo limite nell\u2019automatismo del fotografo che ha la facolt\u00e0 di seguire la regola dei terzi e delle geometrie in gioco, non interferendo con esse, ma cercando un punto di ripresa \u201carmonico\u201d, che non sovverta la realt\u00e0 esterna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La fotografia icastica, poi, non necessariamente deve autolimitarsi a messaggio senza codice. Essa, come ho menzionato a proposito di Sander, dei Becher e di Warhol, pu\u00f2 racchiudere aspetti connotativi di grande rilevanza e quindi non proporsi come espressione del banale e del superficiale. In questo caso il fruitore necessita di un background culturale significativo per poter leggere con disinvoltura l&#8217;immagine, ma questo dovrebbe rappresentare la norma per tutti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In conclusione l&#8217;introduzione del termine \u201cfotografia icastica\u201d, non \u00e8 a mio parere un pleonasmo, ma consente di focalizzare con precisione un certo modo di fare fotografia, che prescinde dalla pretesa di produrre &#8220;Arte&#8221;, ma che incarna l\u2019attimo fuggente e porge all\u2019osservatore la verit\u00e0 (io eliminerei il termine verit\u00e0, troppo impegnativo e ambiguo: si potrebbe sostituire con: \u201cporge all\u2019osservatore un\u2019immagine il pi\u00f9 fedele possibile\u2026) quale espressione, il pi\u00f9 fedele possibile, della realt\u00e0 oggettiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Icastica dovrebbe essere, come accennato prima, la fotografia del reportage e del fotogiornalismo, che per sua natura dovrebbe proporre al lettore una realt\u00e0\/verit\u00e0, non alterata in alcun modo dal fotografo. Questo per mantenere lo status di documento e di credibilit\u00e0, oggi purtroppo perduto nei meandri di un&#8217;estetizzazione soverchiante e dalla ricerca di linguaggi sempre pi\u00f9 lontani dalla semplicit\u00e0 icastica e sempre pi\u00f9 ammiccanti alle mode del momento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;Vedere, registrare, mostrare&#8221;, a mio modo di intendere dovrebbe essere questo il motto del perfetto fotoreporter e allora molti si chiederanno che differenza c&#8217;\u00e8, da un punto di vista tassonomico, parlare di fotografia documentale piuttosto che di immagine icastica?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bene, mentre la fotografia documentale pu\u00f2 risentire dell&#8217;interferenza del falso, poich\u00e9 un documento pu\u00f2 anche essere falso, la foto icastica esclude assiomaticamente la possibilit\u00e0 di un falso, volontario o accidentale, dando per certo il completo asservimento del fotografo alla realt\u00e0 oggettiva e alla sua restituzione al lettore senza interferenze soggettive.<\/p>\n<hr \/>\n<p><strong><u>Bibliografia<\/u><\/strong><\/p>\n<ol>\n<li><strong><em>PLATONE E LE \u201cRAGIONI DELL&#8217;IMMAGINE\u201d. Percorsi filosofici e deviazioni tra metafore e miti<\/em><\/strong> &#8211; Napolitano Valditara Linda M. &#8211; V&amp;P Editore<\/li>\n<li><strong><em>La camera chiara<\/em><\/strong> \u2013 Roland Barthes \u2013 Einaudi Editore<\/li>\n<li><strong><em>L\u2019atto fotografico <\/em><\/strong>\u2013 Philippe Dubois \u2013 Quattroventi Editore<\/li>\n<\/ol>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da Platone[1] e \u201cLe ragioni dell&#8217;immagine\u201d: &nbsp; \u201cL&#8217;immagine in generale, icastica o fantastica che sia, esiste dunque ed \u00e8 tale a patto di essere \u201cimmagine di &#8230; &#8221; dunque di non essere ci\u00f2 di cui \u00e8 immagine; essa \u00e8, per ci\u00f2 stesso e in quanto &#8216;immagine&#8217;, sempre, strutturalmente, \u201cfalsa\u201d. 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