{"id":77,"date":"2015-05-12T22:07:28","date_gmt":"2015-05-12T20:07:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.fotocultura.eu\/blogw\/?p=77"},"modified":"2015-05-12T22:19:18","modified_gmt":"2015-05-12T20:19:18","slug":"hiroshi-sugimoto-tra-zen-e-concettuale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fotocultura.eu\/blogw\/2015\/05\/12\/hiroshi-sugimoto-tra-zen-e-concettuale\/","title":{"rendered":"HIROSHI SUGIMOTO TRA ZEN E CONCETTUALE"},"content":{"rendered":"<p>Hiroshi Sugimoto \u00e8 uno dei maggiori fotografi giapponesi viventi.<\/p>\n<p>Nasce a Tokyo nel 1948 e dopo una laurea in economia politica, nel 1970 si trasferisce negli USA a Los Angeles, dove si iscrive al \u201cArt Center College of Design\u201d e dal 1974, ha base a New York, ma spesso torna nel suo Giappone.<\/p>\n<p>Culturalmente parlando, quindi, Hiroshi ha assorbito moltissimo la cultura occidentale, ma non ha dimenticato le sue radici ben affondate nella filosofia Zen del suo paese natale.<\/p>\n<p>La produzione artistica di questo autore \u00e8 tutta rivolta al BN, ripreso su pellicola con banco ottico ed \u00e8 sicuramente caratterizzata da una genialit\u00e0 e da un\u2019originalit\u00e0 non comuni: basti pensare alla sua serie \u201cTheaters\u201d, le cui fotografie sono state eseguite riprendendo lo schermo di vari cinematografi e drive-in durante tutta la durata della proiezione, con un colpo finale di flash per illuminare anche l\u2019ambiente.<\/p>\n<p>Con questo escamotage, Sugimoto, vuole rilevare il concetto Zen di vuoto.<\/p>\n<p>Qui vi mostro un esempio:<\/p>\n<p><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"81\" data-permalink=\"https:\/\/www.fotocultura.eu\/blogw\/2015\/05\/12\/hiroshi-sugimoto-tra-zen-e-concettuale\/teatro_sugimoto\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/teatro_sugimoto.jpg?fit=570%2C446&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"570,446\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;731, 12\/16\/99, 3:23 PM,  8G, 4331x5775 (525+700),  87%, Normal 8,  1\/25, R328, G274, B620,&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"teatro_sugimoto\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/teatro_sugimoto.jpg?fit=300%2C235&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/teatro_sugimoto.jpg?fit=570%2C446&amp;ssl=1\" class=\"alignleft size-medium wp-image-81\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/teatro_sugimoto.jpg?resize=300%2C235\" alt=\"teatro_sugimoto\" width=\"300\" height=\"235\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/teatro_sugimoto.jpg?resize=300%2C235&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/teatro_sugimoto.jpg?w=570&amp;ssl=1 570w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<a class=\"img-lightbox\" href=\"http:\/\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/teatro_sugimoto.jpg\" title=\"\" data-rel=\"lightbox-image-0\" data-imagelightbox=\"0\" data-rl_title=\"\" data-rl_caption=\"\">\n<p>Ingrandisci<br \/>\n<\/a>\n<p>Pertanto, per comprendere al meglio la filosofia che \u00e8 alla base della sua produzione artistica, occorre approfondire le nostre conoscenze sul concetto di \u201cNulla assoluto\u201d nello Zen; a tale proposito vi riporto il brano tratto da \u201cVARI ASPETTI DEL NULLA ASSOLUTO NELLE FILOSOFIE DI NISHIDA E TANABE\u201d di Kosaka Kunitsugu (a cura di Matteo Cestari) e pubblicato sulla Rivista Internazionale di studi afroasiatici n. 7-11 \u2013 gennaio 2010:<\/p>\n<blockquote><p>\u201c<strong><em>Nel periodo Bunky\u016b (1861-1864), erano gi\u00e0\u0300 passati ben pi\u00f9 di cento anni da quando la filosofia era stata accolta in Giappone per la prima volta per merito dei due precursori Nishi Amane e Tsuda Mamichi. In quel periodo, la filosofia giapponese aveva superato la fase di semplice presentazione, traduzione e commento del pensiero occidentale degli inizi e in un modo o nell\u2019altro era giunta ad avere la propria fisionomia.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Dato che la data di pubblicazione del libro di Nishida Kitar\u014d Uno studio sul Bene (Zen no kenky\u016b <\/em><\/strong><strong><em>\u5584\u306e\u7814\u7a76<\/em><\/strong><strong><em>), che si dovrebbe considerare la \u201cdichiarazione d\u2019indipendenza\u201d della filosofia giapponese, \u00e8 del 1911 (Meiji 44), significa che dalla prima introduzione all\u2019indipendenza fu necessario grossomodo mezzo secolo.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Oggi noi abbiamo varie filosofie originali che sono universalmente chiamate con nomi propri, come \u201cfilosofia di Nishida\u201d, \u201cfilosofia di Tanabe\u201d, \u201cfilosofia di Takahashi\u201d. Tutte queste filosofie possiedono una forte personalit\u00e0\u0300 e si sono confrontate fra loro con vigore; ma allo stesso tempo in esse si possono riconoscere anche molti elementi comuni, riconducibili a un \u201cmodello giapponese\u201d [di pensiero]. Per esempio, condividono tutte un\u2019inclinazione assai pronunciata per la filosofia della religione e un profondissimo interesse per la logica dialettica o la metodologia del pensiero.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>In primo luogo, a riguardo dell\u2019orientamento verso la filosofia della religione, \u00e8 un fatto risaputo che il pensiero di Nishida sia fondato sull\u2019esperienza zen del filosofo che pratic\u00f2 meditazione per pi\u00f9 di dieci anni, come pure che il suo scritto postumo sia stato \u201cLa logica del luogo e la visione religiosa del mondo\u201d.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Inoltre, \u00e8 anche ben noto che la filosofia di Tanabe che inizialmente mostrava un forte interesse per la logica e l\u2019etica, a partire dal saggio Filosofia come metanoetica (1946) scritto attorno alla fine della seconda guerra mondiale, abbia rapidamente rafforzato il suo orientamento verso la filosofia della religione. E ancora, Takahashi, che all\u2019inizio aveva come obiettivo una \u201cfilosofia come pura logica\u201d, nel periodo della maturit\u00e0\u0300 arriv\u00f2 a sviluppare un pensiero de \u201cl\u2019amore totale circum-scendente\u201d (h\u014detsuteki issai ai <\/em><\/strong><strong><em>\u5305\u8d8a\u7684\u4e00\u5207\u611b<\/em><\/strong><strong><em>). Fondamentalmente, la filosofia di Takahashi \u00e8 una filosofia dell\u2019emotivit\u00e0\u0300 (emotionalism) e intende la totalit\u00e0\u0300 onnicomprensiva, che \u00e8 la totalit\u00e0\u0300 che accoglie ogni cosa, come amore e poich\u00e9\u0301 \u00e8 una filosofia che parla dell\u2019assorbimento di tutte le cose in questa totalit\u00e0\u0300 onnicomprensiva, si pu\u00f2\u0300 intendere come una forma di \u201cquietismo\u201d (quietism) o un \u201ccontemplativismo\u201d (contemplationism).<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Di conseguenza, in conformit\u00e0 a questo carattere si pu\u00f2\u0300 considerare tale filosofia come veramente religioso-filosofica. Inoltre, parlando della dialettica, il loro interesse per tale argomento proveniva per tutti dai loro studi su Hegel. In questo senso, si deve dire che nello sviluppo della filosofia giapponese contemporanea, la filosofia hegeliana abbia svolto un ruolo di primaria importanza.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Sia Nishida, che Tanabe, come anche Takahashi, hanno imparato moltissimo da Hegel e in particolare hanno sviluppato la loro filosofia nel confronto con la sua dialettica. A questo proposito, nella loro critica a Hegel sostenevano tutti che la dialettica di Hegel, era ancora incompleta.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Essi considerarono problematico il fondamento stesso della formazione della dialettica hegeliana e l\u2019hanno criticata. Come si dir\u00e0\u0300 in seguito, la \u201cLogica del Luogo\u201d (basho no ronri <\/em><\/strong><strong><em>\u5834\u6240\u306e\u8ad6\u7406<\/em><\/strong><strong><em>) di Nishida non \u00e8 altro che una dialettica locativa, elaborata come fondamento per il completamento della dialettica processuale di Hegel. Inoltre, la \u201cLogica della Specie\u201d (shu no ronri <\/em><\/strong><strong><em>\u7a2e\u306e\u8ad6\u7406<\/em><\/strong><strong><em>) o la \u201cLogica della Mediazione Assoluta\u201d (zettai baikai no ronri <\/em><\/strong><strong><em>\u7d76\u5bfe\u5a92\u4ecb\u306e\u8ad6\u7406<\/em><\/strong><strong><em>) di Tanabe sono logiche in cui si radicalizza la dialettica in conformit\u00e0 a una critica a quella hegeliana intesa come \u201cemanazionismo\u201d (Emanatische Logik). Inoltre, Takahashi a partire dalla sua \u201cposizione della totalit\u00e0\u0300\u201d, ha concepito una filosofia che superando tutte le [forme di] dialettica le comprenda e ha indicato tale posizione nel senso di una \u201cdialettica avvolgente\u201d (h\u014dbensh\u014dh\u014d <\/em><\/strong><strong><em>\u5305\u5f01\u8a3c\u6cd5<\/em><\/strong><strong><em>).<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Fino a qui, ho presentato gli elementi della filosofia della religione e della dialettica come aspetti comuni delle filosofie di Nishida, Tanabe e Takahashi, che sono rappresentative del [pensiero del] Giappone contemporaneo. A questo proposito, ci\u00f2\u0300 che lega insieme questi due aspetti, oppure ci\u00f2\u0300 che si trova al fondamento di entrambi, \u00e8 il concetto del cosiddetto \u201cNulla Assoluto\u201d (zettai mu <\/em><\/strong><strong><em>\u7d76\u5bfe\u7121<\/em><\/strong><strong><em>). Come \u00e8 noto, tanto Nishida, che Tanabe e Takahashi hanno posto il \u201cNulla Assoluto\u201d a fondamento della loro filosofia. Tradizionalmente, i filosofi dell\u2019Occidente pongono alla base di ogni esistenza, o come elemento trascendente ogni esistenza, un \u201cEssere Assoluto\u201d (zettai u <\/em><\/strong><strong><em>\u7d76\u5bfe\u6709<\/em><\/strong><strong><em>) oppure \u201cl\u2019Ente Assoluto\u201d (zettaisha <\/em><\/strong><strong><em>\u7d76\u5bfe\u8005<\/em><\/strong><strong><em>); contrariamente a ci\u00f2\u0300, i filosofi giapponesi contemporanei pongono al fondamento, alla base di ogni esistenza un \u201cNulla Assoluto\u201d. In questo senso, se si considera la filosofia tradizionale dell\u2019Occidente come \u201cfilosofia dell\u2019Essere Assoluto\u201d, la filosofia del Giappone contemporaneo si pu\u00f2\u0300 definire come \u201cfilosofia del Nulla Assoluto\u201d.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Di conseguenza, in ci\u00f2\u0300 si potrebbe riconoscere un contrasto fra visioni della realt\u00e0\u0300 che potrebbe anche essere definito come un confronto fra \u201clogica dell\u2019Essere\u201d e \u201clogica del Nulla\u201d\u2026<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>\u2026In ogni caso, tra le filosofie di Nishida, Tanabe e Takahashi, si pu\u00f2\u0300 affermare che il concetto di Nulla Assoluto di Takahashi abbia il tratto sostanzialistico pi\u00f9 pronunciato, mentre Tanabe ha il tratto di attivit\u00e0\u0300 pi\u00f9 marcato. Inoltre, chi ha usato il termine \u201cNulla Assoluto\u201d il numero maggiore di volte e con maggiore coerenza \u00e8 stato Tanabe.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>In precedenza, ho detto che Takahashi, pi\u00f9 che \u201cNulla Assoluto\u201d, ha usato molto l\u2019espressione \u201cTotalit\u00e0 circum-scendente\u201d, e anche Nishida alla fine della vita ha usato spesso la predicazione \u201cUno Assoluto\u201d.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Naturalmente, l\u2019Uno Assoluto e il Nulla Assoluto non sono diversi, ma ci sar\u00e0\u0300 pure una ragione per cui egli ha cominciato a usare il termine \u201cUno Assoluto\u201d in parallelo con il concetto abituale di \u201cNulla Assoluto\u201d.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Questo ha forse a che vedere con il fatto che nel suo saggio \u201cSull\u2019autoconsapevolezza\u201d (giugno 1933) ha definito la propria posizione come una \u201cposizione del Nulla Assoluto-eppure- Essere Assoluto\u201d, e inoltre n\u00e9 \u201cLa logica del luogo e la visione religiosa del mondo\u201d (postumo), al posto di Nulla Assoluto, ha usato molte volte il termine \u201cEnte Assoluto\u201d. Dal mio punto di vista, ci\u00f2\u0300 si pu\u00f2\u0300 forse interpretare come una manifestazione del fatto che, poich\u00e9\u0301 fino ad allora Nishida aveva promosso una logica del \u201cNulla\u201d orientale, contro la logica \u201cdell\u2019Essere\u201d dell\u2019Occidente, facendo un ulteriore passo in avanti, aveva in mente di combinare e assumere entrambe le logiche.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Nishida nello stesso saggio parla di \u201clivello ordinario escatologico\u201d (sh\u016bmatsuronteki heij\u014dtei <\/em><\/strong><strong><em>\u7d42\u672b\u8ad6\u7684\u5e73\u5e38\u5e95<\/em><\/strong><strong><em>), combinando insieme termini cristiani e buddhisti zen. Viene da pensare che anche l\u2019uso frequente di queste strane espressioni siano indice di un\u2019intenzione d\u2019identit\u00e0\u0300.<\/em><\/strong>\u201d.<\/p><\/blockquote>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Da quanto sopra ne derivano due concetti fondamentali per interpretare la fotografia di Sugimoto:<\/p>\n<p>1)\u00a0\u00a0 \u2013 il concetto di \u201cContemplazione\u201d come assorbimento di tutte le sensazioni che ci provengono dalle cose intorno a noi;<\/p>\n<p>2)\u00a0\u00a0 \u2013 il concetto di \u201cNulla assoluto\u201d, che si contrappone al nostro \u201cDio\u201d o \u201cEssere assoluto\u201d come entit\u00e0 escatologica.<\/p>\n<p>Hiroshi per meglio identificarsi con il nulla zen e per massimizzare le capacit\u00e0 contemplative e creative, ha dichiarato anche di aver fatto uso di allucinogeni:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<blockquote><p>&#8220;<strong><em>Ho ingerito una sostanza allucinogena e poi tutto a un tratto questo piccolo pezzo di materia, che \u00e8 entrato nel mio corpo, mi ha cambiato la vista e l\u2019udito e la memoria. Poi ho perso il senso del tempo. Non riesco a descrivere a nessuno questa esperienza.&#8221;.<\/em><\/strong><\/p><\/blockquote>\n<p><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Successivamente si \u00e8 reso conto che l\u2019utilizzo di mezzi artificiali \u00e8 una pratica pleonastica ai fini di stimolare la creativit\u00e0 e lo stato meditativo e, senza fatica, li ha abbandonati.<\/p>\n<p>Venendo alla nostra fotografia in commento, che fa parte della serie \u201cSeaside\u201d, egli concep\u00ec questo lavoro, che tradurrei semplicemente con: &#8220;Paesaggio marino&#8221;, come un modo per evocare la nascita della consapevolezza umana.<\/p>\n<p>Proprio riferendosi a questo lavoro egli ci propone una sua visione della contemplazione come filo conduttore nell\u2019analisi dello stesso:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<blockquote><p>\u201c<strong><em>Potete osservare il ritratto di giovane donna di Petrus Christus con molta calma, a poco a poco, e studiarne i dettagli per un&#8217;ora o anche due.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>In questo modo potete discernere tutti i dettagli del suo viso.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Cosa impossibile quando si \u00e8 di fronte a una signora giovane in carne e ossa&#8230;<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>\u2026La funzione della fotografia \u00e8 la stessa.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Ti costringe a fermarti e a studiare qualcosa con minuziosa attenzione.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Essa blocca il mondo e lo tiene l\u00ec, immobile, aperto alla vostra ricerca e studio.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Volendo studiare il mondo, occorre fermarlo.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>\u00c8 lo stesso procedimento, come se fossi uno scienziato che studia un insetto.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Devi uccidere e poi sederti e iniziare a esaminarlo.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Lo stesso metodo \u00e8 utilizzato dal fotografo.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Si utilizza un campione per capire il tutto: il mondo intero<\/em><\/strong>\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p><\/blockquote>\n<p>Ed ecco l\u2019immagine, o meglio le immagini, che ci accingiamo ad analizzare:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"83\" data-permalink=\"https:\/\/www.fotocultura.eu\/blogw\/2015\/05\/12\/hiroshi-sugimoto-tra-zen-e-concettuale\/baltic-sea-ruegen-1996\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/baltic-sea-ruegen-1996.jpg?fit=1024%2C816&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"1024,816\" data-comments-opened=\"1\" 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suggerimenti dell\u2019autore, che gli stimoli del nostro subconscio.<\/p>\n<p>Passiamo da un confine netto tra mare e cielo, a uno sfumato, impreciso e ricco d\u2019incognite; da un mare che porta con s\u00e9 informazioni date dall\u2019increspatura dell\u2019acqua accarezzata dal vento, a una superficie senza informazioni e senza limiti. Passiamo da una sensazione netta di una temporalit\u00e0 definita, a una sospensione dello spazio-tempo, a un oltre che potremmo definire escatologico e apportatore di angosciose malinconie.<\/p>\n<p>Lo spazio \u00e8 uguale: mare e cielo, ma le valenze sono differenti.<\/p>\n<p>Per meglio compenetrare queste emozioni cito ancora le parole che Sugimoto ha utilizzato per descrivere queste fotografie:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<blockquote><p><strong><em>\u201cEro quasi addormentato quando ho avuto una visione estremamente nitida: l&#8217;idea di un orizzonte molto netto, di un paesaggio marino completamente immobile, con un cielo luminoso e senza nuvole. L&#8217;orizzonte era nel centro dell&#8217;immagine.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Questa visione ha le sue radici nella memoria della mia infanzia: ricordo la prima volta che ho visto il mare. Sono nato a Tokyo che, come sapete, \u00e8 situata vicino al mare. Tuttavia in realt\u00e0 ogni giapponese \u00e8 ansioso di vedere il monte Fuji, ma io, al contrario, sono sempre stato attratto dall&#8217;oceano.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Mi piaceva questa immagine e ho iniziato a pensare a una nuova serie.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Pensai ai miei antenati che per la prima volta hanno guardato il mare e gli hanno assegnato il nome. Per attribuire il nome a qualcosa occorre essere consapevoli di s\u00e9, essere in grado di distinguere se stessi dal mondo.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Il linguaggio deriva da questo bisogno umano di comunicare con il mondo. Senza linguaggio il confine tra il mondo interiore e quello esteriore non esisterebbe.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Mentre scattavo queste fotografie, cercavo di immaginarmi le emozioni pi\u00f9 ataviche degli esseri umani, di quando i primi hanno scelto i nomi da dare alle cose del mondo: al mare\u2026<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>\u2026Voglio che la gente osservi il mio lavoro due volte: da lontano e da molto vicino.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Nella fotografia di grande formato si vede facilmente la grana.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>L&#8217;acqua per esempio si presenta come un agglomerato di punti, e questo diviene evidente, dove finisce l&#8217;immagine. Tutto \u00e8 disegnato da puntini.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Con il formato che uso, le persone possono avvicinarsi molto e osservare le onde senza notare la grana. Voglio che chi osservi si proietti nelle mie immagini.\u201d<\/em><\/strong><\/p><\/blockquote>\n<p><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Quindi da lontano abbiamo due mondi: quello del cielo, che si proietta oltre lo spazio topologico e quello del mare la cui texture ci narra ora del vento, collegato all\u2019infinito del cielo, ora della calma, di un continuo tra cielo e mare tra trascendente e palpabile..<\/p>\n<p>Avvicinandoci entriamo in un\u2019altra dimensione, quella della grana, del creatore, dell\u2019Essere Supremo, per noi occidentali, ma per la cultura Zen del Nulla Assoluto, dell\u2019annichilimento e dell\u2019uniformazione.<\/p>\n<p>Emozioni e paure ataviche si muovono nella mente, simbolismi primordiali e misterici attraversano il nostro pensiero, il tutto evocato da un\u2019immagine di una semplicit\u00e0 sconcertante e di un\u2019estetica sorprendentemente elementare.<\/p>\n<p>In queste fotografie troviamo mondi in conflitto di senso.<\/p>\n<p>Per noi occidentali queste sensazioni sono da ricercare attraverso un\u2019acquisizione culturale, una presa d\u2019atto di una profonda diversit\u00e0 di pensiero.<\/p>\n<p>Noi non siamo avvezzi a una filosofia della meditazione, alla razionalizzazione del nulla.<\/p>\n<p>I giapponesi, al contrario, vivono con intensit\u00e0 le emozioni che la cultura zen propone e non fanno certo fatica a percepirne anche le pi\u00f9 deboli sfumature.<\/p>\n<p>Tuttavia la conoscenza ci avvicina, sforzandoci di penetrare il loro pensiero troviamo anche noi quei significati e quelle impressioni che, in una lettura superficiale e priva di nozioni, non sarebbero mai esperite.<\/p>\n<p>Ecco che allora le fotografie di Sugimoto non sono pi\u00f9 banali, la linea dell\u2019orizzonte non \u00e8 qualcosa di fisico. Essa diviene il confine tra il nulla e l\u2019esistenza. L\u2019esistenza \u00e8 il mare, l\u2019Essere, la consapevolezza di esistere ed ecco che in esso troviamo dei segni da decifrare, anche nella seconda immagine, dove tutto sembra confuso, etereo.<\/p>\n<p>L\u2019esistenza ha una sua peculiarit\u00e0, non \u00e8 piatta e afinalistica come il cielo; produce una consistenza, conserva una sua matericit\u00e0, diviene uno stimolo tattile, cio\u00e8 il mare siamo noi, qui e oggi.<\/p>\n<p>Il cielo non ci regala informazioni: \u00e8 desolatamente piatto, bianco, senza nuvole.<\/p>\n<p>Nella cultura Zen assume il ruolo del \u201cNulla Assoluto\u201d; noi potremmo accostarlo all\u2019infinito dell\u2019\u2019Essere Supremo\u201d, seguendo i nostri parametri culturali.<\/p>\n<p>Come tale non lo conosciamo, non abbiamo informazioni, non sappiamo nulla.<\/p>\n<p>Immaginiamo che trascenda lo spazio fisico del fotogramma, che non abbia un confine e che la linea dell\u2019orizzonte, pi\u00f9 che un suo limite, sia il confine della nostra vita, della nostra capacit\u00e0 di conoscere e di interpretare.<\/p>\n<p>Nella prima immagine questa transizione \u00e8 netta, nella seconda sfumata, cos\u00ec come a volte il confine tra spazio e tempo, tra reale e surreale, tra vita e trascendente si presentano ben distinti.<\/p>\n<p>Nella seconda si embricano, sfumano, si confondono e ci confondono, cos\u00ec come avviene nel mondo onirico. S\u00ec perch\u00e9 l\u2019uomo \u00e8 realt\u00e0 e sogno. Il sogno non ha confini netti e tante volte il paradosso si fa realt\u00e0.<\/p>\n<p>Nel sogno il trascendente non trova un confine efficace, tutto si confonde: sentimenti, emozioni, sensazioni, illusioni tutto \u00e8 embricato, tutto \u00e8 realt\u00e0, ma nulla \u00e8 vero. Anche i sentimenti sfuggono alle regole e come in Alice nel paese delle meraviglie anche l\u2019impossibile diviene possibile e Hiroshi ci porge tutto ci\u00f2 attraverso una fotografia lineare, \u201cquasi\u201d banale.<\/p>\n<p>Come avete letto da queste fotografie escono pensieri, suggestioni ed esperienze profonde e di grande spessore, sicuramente inaspettate e tutt\u2019altro che banali.<\/p>\n<p>Spesso la genialit\u00e0 dell\u2019intuizione elementare, racchiude la complessit\u00e0 di universi sconosciuti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Hiroshi Sugimoto \u00e8 uno dei maggiori fotografi giapponesi viventi. Nasce a Tokyo nel 1948 e dopo una laurea in economia politica, nel 1970 si trasferisce negli USA a Los Angeles, dove si iscrive al \u201cArt Center College of Design\u201d e dal 1974, ha base a New York, ma spesso torna nel suo Giappone. 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