{"id":472,"date":"2015-07-01T11:34:29","date_gmt":"2015-07-01T09:34:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.fotocultura.eu\/blogw\/?p=472"},"modified":"2015-07-06T13:26:24","modified_gmt":"2015-07-06T11:26:24","slug":"rapporti-tra-estetica-e-fotografia-parte-iv","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fotocultura.eu\/blogw\/2015\/07\/01\/rapporti-tra-estetica-e-fotografia-parte-iv\/","title":{"rendered":"RAPPORTI TRA ESTETICA E FOTOGRAFIA &#8211; PARTE IV"},"content":{"rendered":"<h3 style=\"text-align: justify;\"><strong><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"475\" data-permalink=\"https:\/\/www.fotocultura.eu\/blogw\/2015\/07\/01\/rapporti-tra-estetica-e-fotografia-parte-iv\/aaaaaaaaaaaaaaa\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/aaaaaaaaaaaaaaa.jpg?fit=555%2C800&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"555,800\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"aaaaaaaaaaaaaaa\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/aaaaaaaaaaaaaaa.jpg?fit=208%2C300&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/aaaaaaaaaaaaaaa.jpg?fit=555%2C800&amp;ssl=1\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-475\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/aaaaaaaaaaaaaaa.jpg?resize=150%2C150\" alt=\"aaaaaaaaaaaaaaa\" width=\"150\" height=\"150\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/aaaaaaaaaaaaaaa.jpg?resize=150%2C150&amp;ssl=1 150w, https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/aaaaaaaaaaaaaaa.jpg?resize=260%2C260&amp;ssl=1 260w, https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/aaaaaaaaaaaaaaa.jpg?resize=100%2C100&amp;ssl=1 100w, https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/aaaaaaaaaaaaaaa.jpg?resize=60%2C60&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/aaaaaaaaaaaaaaa.jpg?zoom=3&amp;resize=150%2C150 450w\" sizes=\"auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px\" \/>L&#8217;ISPIRAZIONE, LO SCATTO, L&#8217;INTERPRETAZIONE<br \/>\n<\/strong>di Federica Antonella Sala<\/h3>\n<h3 style=\"text-align: justify;\"><\/h3>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da sempre e per sempre l&#8217;uomo produce e contempla le proprie opere, indaga la natura di queste ultime e la conoscenza che si cela dietro, prima, della creazione stessa, per poi continuare a creare e interrogarsi. Una definizione di arte o una intuizione della sua natura \u00e8 pena costante: cerchiamo di definire i limiti dell&#8217;arte senza conoscere bene n\u00e9 ci\u00f2 che sta al di qua n\u00e9 ci\u00f2 che sta al di l\u00e0 del confine che desideriamo tracciare. Ogni sopralluogo deve essere stato svolto prima di capire che il bordo non serve perch\u00e9 ognuno di noi deve voler essere perennemente sull&#8217;orlo di s\u00e9 stesso. Anche se la realt\u00e0 \u00e8 vista da tutti, sempre meno la osservano, pochi desiderano oltrepassarla.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 proprio in questo panorama che si inserisce l&#8217;arte fotografica che mostra realt\u00e0 che si lasciano osservare nel tempo e immagini che chiedono di essere varcate. Fotografie che sono finestre che danno sul vero: pi\u00f9 a lungo le si osserva e pi\u00f9 la notte diventa giorno permettendoci di spegnere la luce e vedere attraverso dopo aver osservato il nostro riflesso come in uno specchio durante l&#8217;oscurit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con questa premessa ho voluto chiarire il ruolo particolare che la fotografia possiede all&#8217;interno del mondo dell&#8217;arte. Ogni fotografia \u00e8 una riflessione sul rapporto che l&#8217;uomo intrattiene col reale. Esiste inoltre un legame con il pubblico, una vicinanza senza precedenti. La fotografia meglio di qualunque altro mezzo ricorda al fruitore che siamo immersi nella stessa matrice liquida che \u00e8 la realt\u00e0, che come l&#8217;acqua ha la facolt\u00e0 di esser al tempo stesso contenitore e contenuto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La fotografia ha dunque un ruolo molto importante nell&#8217;evoluzione dell&#8217;uomo alla scoperta di s\u00e9 stesso, motivato anche dal rapporto prossimo fra il sentire dell&#8217;artista e la ricezione dello spettatore. Passiamo ora all&#8217;osservazione di una questione: tratteremo di una fotografia frutto di un gesto spontaneo e improvviso e del conseguente ruolo del caso nella costruzione del significato di tale opera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Siamo soliti pensare che l&#8217;atteggiamento mentale dell&#8217;artista plasmi il prodotto intorno all&#8217;idea, che il risultato venga composto per assomigliare o esprimere un concetto o tendere a dar forma ad un&#8217;intuizione, che pu\u00f2 essere di varia natura. Questa convinzione vede ora una piccola crepa nella propria piana logica, ed \u00e8 da questa crepa che sbocca terra fertile da seminare. Che cosa succede quando un mezzo di ripresa istantanea permette di registrare la nostra ispirazione nel momento preciso in cui avviene? Senza razionalit\u00e0, solo istinto. \u00c8 come se cogliessimo un nostro pensiero e fissassimo l&#8217;illuminazione per poi procedere con l&#8217;esplorazione. Immaginiamo il caso di un fotografo che viene folgorato da una vista che lo colpisce e accende in lui il lume dell&#8217;ispirazione, ma la velocit\u00e0 stessa della realt\u00e0 non gli permette di lasciar maturare l&#8217;idea, di comporre la visione e operare delle scelte attraverso l&#8217;impostazione della sua macchina fotografica. Deve rinunciare allo scatto? Al contrario, il fotografo scatter\u00e0 senza nemmeno avvicinare l&#8217;apparecchio all&#8217;occhio, cercando di cogliere la rivelazione che lo ha attirato, lasciando concentrata la pulsione di creazione nello stato mentale dell&#8217;epifania, e affidando al caso ci\u00f2 che normalmente \u00e8 frutto della mediazione dell&#8217;elaborazione razionale operata dallo sguardo compositore. Tale esempio si rif\u00e0 ad una esperienza della fotografa Maria Luisa Lamanna, la quale, guidata dall&#8217;attrazione di uno scorcio, ha scattato una fotografia \u201ca caso\u201d<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>, che vuole significare che la fotografia \u00e8 stata realizzata senza puntare, a mirino vano: lo scatto \u00e8 stato in direzione dell&#8217;attenzione, ma senza l&#8217;ausilio della vista regolatrice.<\/p>\n<table style=\"height: 128px;\" width=\"829\">\n<tbody>\n<tr>\n<td style=\"text-align: center;\"><a class=\"img-lightbox\" href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/IMG_1301-2.jpg\" title=\"\" data-rel=\"lightbox-image-0\" data-imagelightbox=\"0\" data-rl_title=\"\" data-rl_caption=\"\">\n<img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"480\" data-permalink=\"https:\/\/www.fotocultura.eu\/blogw\/2015\/07\/01\/rapporti-tra-estetica-e-fotografia-parte-iv\/img_1301-2\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/IMG_1301-2.jpg?fit=2212%2C3318&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"2212,3318\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;MLU&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1399803202&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"IMG_1301 (2)\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/IMG_1301-2.jpg?fit=200%2C300&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/IMG_1301-2.jpg?fit=683%2C1024&amp;ssl=1\" class=\"aligncenter wp-image-480 size-medium\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/IMG_1301-2.jpg?resize=200%2C300\" alt=\"IMG_1301 (2)\" width=\"200\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/IMG_1301-2.jpg?resize=200%2C300&amp;ssl=1 200w, https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/IMG_1301-2.jpg?resize=683%2C1024&amp;ssl=1 683w\" sizes=\"auto, (max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><br \/>\n<\/a><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il risultato ha generato sorpresa e permesso queste riflessioni a proposito dell&#8217;inquadratura della pulsione. Alla luce di questo evento \u00e8 possibile affermare che Il processo creativo \u00e8 partito dal risultato estetico e ha trovato il suo esito nella scultura della comprensione, nella forgiatura del pensiero. L&#8217;ispirazione raccolta ha permesso di rendere esplicito il percorso interiore in un momento successivo, ha svestito l&#8217;atto intuitivo stesso e palesato l&#8217;anima dell&#8217;artista. Si \u00e8 passati dal lavorare sull&#8217;oggetto per dargli la forma delle nostre idee all&#8217;avere un oggetto del quale ricostruire il contenuto. L&#8217;ispirazione \u00e8 stata l&#8217;atto stesso della creazione. L&#8217;opera, la forma, non \u00e8 pi\u00f9 punto d&#8217;arrivo, ma punto di partenza, e il suo significato, il contenuto, diventa oggetto di ricerca e risultato ultimo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La fotografia, soprattutto quella digitale, sembra permettere il mutamento di un paradigma secolare che vedeva il prodotto artistico come conclusione del processo creativo fino a ribaltarlo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo tipo di processo invertito si inserisce fra i germogli che hanno prosperato dalla rottura creata dalle avanguardie novecentesche grazie alle quali l&#8217;attenzione \u00e8 stata spostata dalla forma al contenuto, dall&#8217;azione all&#8217;intenzione, dalla manifestazione alla funzione, dall&#8217;essenza alla sostanza, dall&#8217;espressione del desiderio alla natura del bisogno, apparentemente complicando qualunque tentativo di stabilire e definire l&#8217;identit\u00e0 e lo statuto ontologico di un&#8217;opera d&#8217;arte, realmente modificando la natura della stessa. Pensando in questi termini ricordiamo una lezione pi\u00f9 antica che riguarda il completamento del significato dell&#8217;opera da parte del pubblico, prospettiva che acquista nuovo vigore ora che lo spettatore esplora il significato dell&#8217;opera insieme all&#8217;artista stesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo tale prospettiva non \u00e8 pi\u00f9 lo sguardo dell&#8217;artista nel mirino a costruire, ma l&#8217;azione stessa. Il fatto che la fotografa non abbia modellato gli elementi della composizione, affidando tutto al gesto mosso da ci\u00f2 che aveva sentito d&#8217;istinto, condensa il significato dell&#8217;opera. L&#8217;azione stessa dello scatto fotografico sancisce la volont\u00e0 indagatrice di una coscienza che ambisce a estendere la propria visione o ridurla o ancora affondarla per il bisogno di espandersi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Indietreggiamo di un passo per concentrarci sul comune sviluppo di una idea creativa. La creazione rispecchia la tanto naturale quanto costantemente repressa necessit\u00e0 dell&#8217;uomo di dialogare con la propria coscienza. \u00c8 ovvio pensare che ogni atto artistico, o perlomeno molti, sia teso a sublimare un qualche impulso, una certa sensazione, un certo desiderio o bisogno che non siamo nelle condizioni di soddisfare oppure che non vogliamo affrontare e rifiutiamo a livello inconscio. Trasformiamo l&#8217;azione dettata dalla volont\u00e0 che matura dalla coscienza in ricerca, al di fuori di noi, oltre ci\u00f2 che possa riflettere o giustificare il nostro stato interiore<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>. Tale assetto \u00e8 testimone dell&#8217;origine dell&#8217;intuizione, sulla base della quale procede l&#8217;idea, che deve essere nutrita e sviluppata. La forma finale dell&#8217;opera decreta la maturit\u00e0 dell&#8217;idea, che pu\u00f2 a questo punto incontrare il pubblico. Nell&#8217;uso (fruizione) lo spettatore amplificher\u00e0 i significati trasportati dall&#8217;immagine alimentando un intimo incontro con s\u00e9 stesso, che come anticipato, avviene spesso a livello inconscio. Va da s\u00e9 che ci\u00f2 che viene creato non pu\u00f2 per sua natura limitarsi ad esprimere il contenuto di cui l&#8217;autore l&#8217;ha incaricato, ma acquisir\u00e0 nuove letture, nuovi punti di vista, risponder\u00e0 a nuovi bisogni ad ogni nuovo atto di fruizione accolto, prospettiva che riconosce il centro di un&#8217;opera in ci\u00f2 che essa comunica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Domandiamoci se la complessa struttura dovrebbe essere modificata nel momento in cui l&#8217;opera, come in questo caso, anticipa le intenzioni e si forma sulla reazione immediata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Comunemente la composizione avrebbe dato forma a ci\u00f2 che l&#8217;artista ha sentito. Usualmente esistono una rielaborazione e un grosso intervento che portano al risultato, mentre in questo caso \u00e8 come se la fotografia fosse pura, la realt\u00e0 nuda presa nel suo intimo, colta impreparata. Questo basterebbe per incorniciare il significato stesso dell&#8217;immagine. Il primo spettatore di tale opera \u00e8 dunque l&#8217;autrice stessa che osserva ci\u00f2 che l&#8217;aveva colpita per capire, poi, il perch\u00e9. In questa sorta di autonomia paradossa l&#8217;opera diventa strumento che facilita l&#8217;approccio al reale vero, fornendo un nuovo livello di lettura, innalzando un nuovo piano che andrebbe a sua volta esplorato<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>. Infine, quasi a decorazione e comunque in linea con la contemporanea esigenza di parole, a titolare la fotografia \u00e8 la lettura, l&#8217;interpretazione che ne \u00e8 stata fatta, l&#8217;analisi che ha razionalizzato l&#8217;ispirazione. Scattare una fotografia rinunciando ad una inquadratura curata e cercata equivale ad attribuire importanza al momento secondo, e fecondo, che \u00e8 l&#8217;interpretazione dell&#8217;opera. Dal punto di vista ermeneutico la lettura permette di conoscere l&#8217;opera; in questo caso parliamo di lettura esplorativa<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a> che fa riferimento al contenuto potenziale dell&#8217;opera, ampliato dall&#8217;assenza della strutturazione autoriale che crea una sorta di grado zero dello costruzione del contenuto che avviene per l&#8217;artista in sincronia con il pubblico, osservato osservatore. Gli spettatori sono la vera trasformazione dell&#8217;idea originale dell&#8217;artista. L&#8217;atto della composizione, o la sua assenza, e l&#8217;inevitabile rielaborazione post-produzione<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a> scolpiscono un contenuto finito e levigato, con l&#8217;opinione dell&#8217;artista. Ma \u00e8 a lavoro ultimato che l&#8217;oggetto inizia la sua vera crescita: il vero risultato, la vera opera d&#8217;arte \u00e8 il significato che verr\u00e0 creato in seguito alla fruizione, sulla quale non pu\u00f2 esserci alcun controllo e la cui unica regola \u00e8 quella di essere presente per il pubblico che desidera fruire l&#8217;arte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;attuale contesto socio-culturale promuove una fruizione che sembra sostenere la filosofia come arte stessa, come a stabilire che la vera opera \u00e8 il pensiero. L&#8217;interpretazione sfoglia l&#8217;opera come se l&#8217;immagine avesse in s\u00e9 un&#8217;altra immagine che ne cela una terza e cos\u00ec via. Ci\u00f2 che non ha fine \u00e8 in realt\u00e0 il pensiero umano che di fronte alla realt\u00e0, cos\u00ec finita e infinita continua e continuer\u00e0 ad interrogarsi, come ci ricorda Wim Wenders<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a>:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>\u201cMa noi sappiamo che sotto l&#8217;immagine rivelata ce n&#8217;\u00e8 un&#8217;altra pi\u00f9 fedele alla realt\u00e0 e sotto quest&#8217;altra un&#8217;altra ancora e di nuovo un&#8217;altra sotto quest&#8217;ultima fino alla vera immagine di quella realt\u00e0 assoluta e misteriosa che nessuno vedr\u00e0 mai.\u201d<\/strong><\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a>\u00a0\u00a0 La fotografia \u00e8 stata esposta nella mostra svoltasi nel settembre 2014 in Brianza con il titolo \u201cMovimenti necessari\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0\u00a0 Tale prospettiva non vuole essere pessimista o denigratoria, ma al contrario affermare l&#8217;utilit\u00e0 sociale e storica<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 dell&#8217;arte, in particolare della fotografia, come anticipato, mezzo artistico prediletto della societ\u00e0 digitale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a>\u00a0\u00a0 Chiariamo il senso della frase: facilitare l&#8217;approccio al reale, quello vero e non mediato dall&#8217;impostazione artistica, significa renderlo pi\u00f9 complesso. Come se innalzare la struttura del significato avvicinasse all&#8217;unit\u00e0, come fosse una iperurania torre di Babele.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a>\u00a0\u00a0 In contrapposizione alla lettura determinativa secondo la distinzione sostenuta da Levinson in J. LEVINSON \u2013 Two Notions of Interpretation, in A. HAALPALA (a cura di) &#8211; Interpretation and Its Boundaries, Helsinki, Helsinki University Press<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a>\u00a0\u00a0 Tale stadio \u00e8 inteso come forma di controllo in quanto non \u00e8 possibile prescindere dall&#8217;intervento dell&#8217;autore, dato che anche nel momento in cui lo stesso decida di non intervenire, esercita una scelta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0\u00a0 Dichiarazione del regista interpretato da John Malkovich al termine del film \u201cAl di l\u00e0 delle nuvole\u201d di Wim<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Wenders tratto dal libro \u201cQuel Bowling sul Tevere\u201d di Michelangelo Antonioni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;ISPIRAZIONE, LO SCATTO, L&#8217;INTERPRETAZIONE di Federica Antonella Sala &nbsp; Da sempre e per sempre l&#8217;uomo produce e contempla le proprie opere, indaga la natura di queste ultime e la conoscenza che si cela dietro, prima, della creazione stessa, per poi continuare a creare e interrogarsi. Una definizione di arte o una intuizione della sua natura [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_bbp_topic_count":0,"_bbp_reply_count":0,"_bbp_total_topic_count":0,"_bbp_total_reply_count":0,"_bbp_voice_count":0,"_bbp_anonymous_reply_count":0,"_bbp_topic_count_hidden":0,"_bbp_reply_count_hidden":0,"_bbp_forum_subforum_count":0,"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[12,1],"tags":[],"class_list":["post-472","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-convegni","category-critiche"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p68m6U-7C","jetpack-related-posts":[],"jetpack_likes_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/472","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=472"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/472\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=472"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=472"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=472"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}