{"id":336,"date":"2015-06-12T12:34:15","date_gmt":"2015-06-12T10:34:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.fotocultura.eu\/blogw\/?p=336"},"modified":"2015-06-12T12:35:29","modified_gmt":"2015-06-12T10:35:29","slug":"semiotica-ed-estetica-del-reportage-i-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fotocultura.eu\/blogw\/2015\/06\/12\/semiotica-ed-estetica-del-reportage-i-parte\/","title":{"rendered":"SEMIOTICA ED ESTETICA DEL REPORTAGE &#8211; I PARTE"},"content":{"rendered":"<p><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"338\" data-permalink=\"https:\/\/www.fotocultura.eu\/blogw\/2015\/06\/12\/semiotica-ed-estetica-del-reportage-i-parte\/diapositiva03\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/Diapositiva03.jpg?fit=1280%2C960&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"1280,960\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"Diapositiva03\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/Diapositiva03.jpg?fit=300%2C225&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/Diapositiva03.jpg?fit=1024%2C768&amp;ssl=1\" class=\"aligncenter size-large wp-image-338\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/Diapositiva03.jpg?resize=1024%2C768\" alt=\"Diapositiva03\" width=\"1024\" height=\"768\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/Diapositiva03.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/Diapositiva03.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/Diapositiva03.jpg?resize=800%2C600&amp;ssl=1 800w, https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/Diapositiva03.jpg?w=1280&amp;ssl=1 1280w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Parlare del reportage non \u00e8 per niente semplice poich\u00e9 rappresenta un segmento ontologico della fotografia molto complesso, a s\u00e9 stante, di grande impegno sociale e spesso confuso con altri generi, quali la fotografia di viaggio o pi\u00f9 banalmente con delle singole fotografie di Street.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi sembra pertanto opportuno dare una definizione ben precisa di reportage, a tale proposito mi rifaccio a due testi: la Treccani e il libro di Alfredo De Paz \u201cFotografia e societ\u00e0\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><u>TRECCANI<\/u><\/strong><\/p>\n<blockquote><p>\u201cIl termine francese reportage indica, nell\u2019accezione comune, un genere fotografico che fornisce informazioni e si occupa di indagare e documentare vari aspetti della realt\u00e0, sostituendo alla parola scritta la sola forza comunicativa delle immagini, in genere collegate secondo un\u2019organizzazione d\u2019idee espressive di una visione personale dell\u2019autore sull\u2019argomento trattato, sia esso un fatto di cronaca o una ricerca a pi\u00f9 ampio respiro su un tema qualunque.\u201d<\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><u>De Paz<\/u><\/strong><\/p>\n<blockquote><p>\u201cIl reportage vero e proprio si riferisce a quelle immagini riprese da un fotografo in tempo reale sul luogo stesso di un determinato evento\u2026 La fotografia di reportage pu\u00f2 essere identificata con il cosiddetto fotogiornalismo, anche se forse pi\u00f9 corretto affermare che mentre nelle fotografie di reportage il fotografo si limita a riprendere determinati frammenti di realt\u00e0 aventi precisi significati (soggettivi, sociali, politici, ed etnologici\u2026), Nel fotogiornalismo emerge maggiormente il desiderio di raccontare, attraverso le immagini, una storia avente valenze semantiche prevalentemente storiche, sociali e politiche.\u201d.<\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dall\u2019analisi di queste due definizioni siamo in grado di riferirci al reportage come a una sorta di linguaggio fotografico ben caratterizzato la cui struttura \u00e8 legata alla presenza d\u2019immagini concatenate l\u2019una all\u2019altra, come le frasi di un discorso. Esso si esprime attraverso regole sia lessicali, sia grammaticali e si differenzia da ogni altro genere fotografico dovendo prendere atto che non \u00e8 possibile racchiuderlo o coercizzarlo in un\u2019unica immagine fotografica autoreferenziale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il termine reportage ha ben radicato anche il concetto d\u2019identit\u00e0 e unit\u00e0 di luogo fisico della ripresa.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ff0000;\"><strong><u>\u00a0<\/u><\/strong><strong><u>Semiotica del Reportage<\/u><\/strong><\/span><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Innanzitutto vorrei porre in evidenza che, parlare di semiotica dell\u2019immagine \u00e8 fondamentale poich\u00e9 questa branca della filosofia, nata con l\u2019intento di porre le basi di un\u2019analisi del linguaggio, in realt\u00e0 \u00e8 possibile applicata a tutti i mezzi di comunicazione e grazie a essa si studiano i fondamenti delle interrelazioni tra struttura del linguaggio, pensiero logico e significato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dato atto che la fotografia \u00e8 uno dei mezzi di comunicazione tra i pi\u00f9 importanti e diffusi e, in particolare, con malcelato orgoglio, io penso che il reportage ne rappresenti una delle espressioni pi\u00f9 alte, occorre inevitabilmente prendere confidenza con questo ramo della filosofia, per introiettare i molteplici aspetti della comunicazione nell\u2019ambito sia dell\u2019immagine in generale, sia ancora di pi\u00f9 nello specifico della fotografia di reportage.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per cercare di essere pi\u00f9 semplice possibile, far\u00f2 riferimento alla scuola semiologica di Pierce di cui mi limiter\u00f2 a trattare solo due componenti fondamentali di questa teoria: il segno (o indice) e l\u2019icona per includere successivamente la visione semantica di Floch, che superando Pierce, ci apre nuovi orizzonti interpretativi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cito dalle parole di Pierce una definizione di <strong>segno o indice<\/strong>:<\/p>\n<blockquote><p>\u201cDeve esserci una relazione duale diretta del segno con il suo oggetto indipendentemente dalla mente che usa il segno. Il segno significa il suo oggetto solamente in virt\u00f9 del suo essere realmente connesso a esso.\u201d<\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">In buona sostanza l\u2019autore ci dice che il segno o l\u2019indice corrisponde n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno che alla realt\u00e0 oggettiva, cio\u00e8, per rimanere in campo fotografico, a quello che \u00e8 ripreso dalla nostra camera in modo asettico e senza interventi di alcun genere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sempre dello stesso autore di riporto ora la citazione riguardante la sua definizione d<strong>\u2019icona<\/strong>:<\/p>\n<blockquote><p>\u201cUn\u2019icona \u00e8 un rappresentamen di ci\u00f2 che rappresenta, e per la mente che lo interpreta come tale, in virt\u00f9 del suo essere un\u2019immagine immediata, cio\u00e8 in virt\u00f9 di caratteri che appartengono a essa in se stessa giacch\u00e9 oggetto sensibile, e che possiederebbe esattamente uguali anche se non ci fosse alcun oggetto in natura a cui somigliasse e non fosse mai stata interpretata come segno.\u201d<\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">In parole povere questa definizione esprimere il concetto che un\u2019icona \u00e8 una rappresentazione, una somiglianza di un indice, cio\u00e8 richiama alla mente semplicemente qualcosa di reale pur non essendo di per s\u00e9 la reale rappresentazione oggettiva. S\u2019introduce il concetto di \u201csomiglianza\u201d quale rappresentazione di qualcos\u2019altro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Floch, nel suo libro \u201cForme dell\u2019impronta\u201d ci apre un mondo nuovo di intendere l\u2019analisi semiologica dell\u2019immagine fotografica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il suo libro si pone in contrapposizione rispetto alla proliferazione di saggi dei primi anni 80 sulla fotografia contrastando derive ontologizzanti delle teorie semiotiche non solo di stampo peirciano ma anche barthesiano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Floch si pone contro \u201cl\u2019accanimento tassonomico\u201d e parla di \u201cferoci dibattiti sulla natura del segno fotografico\u201d che mirano ad avere l\u2019ultima parola sulla fotografia tout court come fu ad esempio in Dubois.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Floch nota nell\u2019introduzione che i testi finora disponibili sulla fotografia la trattano o come linguaggio a s\u00e9, o come mezzo o come segno, spesso e volentieri non distinguendo fra queste tre concezioni. Se la fotografia fosse un linguaggio a s\u00e9 (di cui evidentemente l\u2019alfabeto sarebbe costituito dagli oggetti del mondo) non si potrebbe metterla in relazione n\u00e9 ipotizzare traduzioni con le altre immagini della tradizione pittorica n\u00e9 cinematografica, n\u00e9 con quella letteraria, etc. Se la considerassimo solo come un mezzo, ovvero come un medium a s\u00e9, incorreremmo ancora nell\u2019intraducibilit\u00e0 e nell\u2019onto-logizzazione della genesi, e se la considerassimo un segno ricadremmo nell\u2019idea della fotografia come sostituto del reale limitandoci a inventariare gli oggetti raffigurati (icona), o come indice o come simbolo e non renderemmo conto delle trasformazioni plastiche e valoriali all\u2019interno del testo capaci di costruire un racconto &#8211; come dimostra Floch nell\u2019analisi del Nudo n. 53 di Brandt.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Floch al contrario si propone:<\/p>\n<blockquote><p>\u201cUna ricerca su una tipologia di discorsi non-verbali, ma anche verbali, che integrerebbe la \u201cstoria interiore delle forme\u201d della fotografia, e, pi\u00f9 generalmente, dell\u2019immagine, a quella di tutti i linguaggi, di tutte le semiotiche. Un simile progetto di integrazione \u00e8 d\u2019altronde tipico della semiotica strutturale, e conferma una volta di pi\u00f9 l\u2019antinomia tra quest\u2019ultima e la semiologia dei segni e la loro rispettiva specificit\u00e0.<\/p>\n<p>\u2026Secondo noi, il miglior servizio che si possa rendere oggi alla fotografia \u00e8 di integrarla al mondo delle immagini in generale, e di insistere sul fatto che essa \u00e8 attraversata da numerose estetiche o forme semiotiche che si estendono anche alla pittura, al disegno o al cinema.\u201d<\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa integrazione egli la esprime molto bene nel confronto tra la fotografia di Brandt e i dipinti di Matisse e Cranach<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a class=\"img-lightbox\" href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/Diapositiva07.jpg\" title=\"\" data-rel=\"lightbox-image-0\" data-imagelightbox=\"0\" data-rl_title=\"\" data-rl_caption=\"\">\n<img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"339\" data-permalink=\"https:\/\/www.fotocultura.eu\/blogw\/2015\/06\/12\/semiotica-ed-estetica-del-reportage-i-parte\/diapositiva07\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/Diapositiva07.jpg?fit=1280%2C960&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"1280,960\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"Diapositiva07\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/Diapositiva07.jpg?fit=300%2C225&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/Diapositiva07.jpg?fit=1024%2C768&amp;ssl=1\" class=\"alignnone size-medium wp-image-339\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/Diapositiva07.jpg?resize=300%2C225\" alt=\"Diapositiva07\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/Diapositiva07.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/Diapositiva07.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/Diapositiva07.jpg?resize=800%2C600&amp;ssl=1 800w, https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/Diapositiva07.jpg?w=1280&amp;ssl=1 1280w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><br \/>\n<\/a>\n<p style=\"text-align: justify;\">dove traspare evidente come in Brandt e Matisse la figura umana perda i suoi connotati indicali e divenga una mera impronta idetica che pone l\u2019accento sul componente plastico dell\u2019immagine.<\/p>\n<blockquote><p>\u201cIl procedimento fotografico \u2013sostiene Floch- non implica alcuna particolare forma plastica [che si possa intendere come specifica della fotografia]\u201d<\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">pertanto i dipinti di Matisse e di Cranach, come il Nudo di Brandt, si basano su un\u2019estetica del ritaglio, sull\u2019esaltazione del contorno, sulle rigidit\u00e0 e sinuosit\u00e0 del barocco di Cranach.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo punto emerge chiaramente che la fotografia la possiamo contenere nell\u2019analisi di due aspetti semiotici:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1) foto in quanto documento per la testimonianza storica o sociologica<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2) foto in quanto opera d\u2019arte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quindi la foto va considerata sia sul piano figurativo: documento, prova, testimonianza, che plastico: bellezza, conciliazione mitica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia il reportage non pu\u00f2 racchiudere la sua semiologia in un\u2019analisi delle immagini come autoreferenziali, ma deve tenere conto che il suo significato pi\u00f9 profondo comporta l\u2019analisi semiologica di pi\u00f9 fotografie. Esse sono legate le une alle altre, come le parole in un libro e quindi assurgono a sintagmi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo punto dovremmo parlare di rapporti sintagmatici dei referenti presentati nelle fotografie di reportage.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Essi trovano la loro espressione unicamente sul piano figurativo, cos\u00ec da consentire al fotografo di conferire un senso compiuto della sua visione della problematica sociale che sta analizzando.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 qui che il reportage trova la sua specificit\u00e0 semantica, nella divisione netta tra una fotografia utilizzata come figurazione esclusiva del reale, ovvero dove ha come componente fondamentale la sua indicalit\u00e0 tanto cara a Dubois: il documento per eccellenza, in contrapposizione con il suo contenuto plastico, o se vogliamo, estetico, che passerebbe in secondo piano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec, mentre nel primo caso le immagini vanno interpretate nel loro insieme e analizzate in funzione dei legami referenziali che le uniscono, nel secondo caso, cio\u00e8 leggendole secondo l\u2019aspetto puramente estetico, possono ritrovare una loro autoreferenzialit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019analisi dell\u2019utilizzo plastico va applicato della singola immagine e, ritornando alla visione pierciana, possiamo anche verificare come indice e icona a volte vengono a confondersi, a unirsi, cio\u00e8 un\u2019immagine pu\u00f2 superare l\u2019aspetto indicale, incamerare una vita propria e assumere l\u2019efficacia di una \u201csomiglianza\u201d o di \u201cassimilazione\u201d di molti concetti in un\u2019unica immagine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo caso la fotografia diviene \u201cIcona\u201d e assume una vita propria, anche estrapolata dal reportage.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come ad esempio lo sono diventate molte fotografie di guerra, dal miliziano di Capa,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"340\" data-permalink=\"https:\/\/www.fotocultura.eu\/blogw\/2015\/06\/12\/semiotica-ed-estetica-del-reportage-i-parte\/diapositiva08\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/Diapositiva08.jpg?fit=1280%2C960&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"1280,960\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"Diapositiva08\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" 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