{"id":123,"date":"2015-05-18T11:05:21","date_gmt":"2015-05-18T09:05:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.fotocultura.eu\/blogw\/?p=123"},"modified":"2015-05-18T21:40:22","modified_gmt":"2015-05-18T19:40:22","slug":"rong-rong-inri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fotocultura.eu\/blogw\/2015\/05\/18\/rong-rong-inri\/","title":{"rendered":"RONG RONG &#038; INRI"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"124\" data-permalink=\"https:\/\/www.fotocultura.eu\/blogw\/2015\/05\/18\/rong-rong-inri\/01_rongrong_inri\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/01_RongRong_inri.jpg?fit=1181%2C1094&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"1181,1094\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"01_RongRong_inri\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/01_RongRong_inri.jpg?fit=300%2C278&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/01_RongRong_inri.jpg?fit=1024%2C949&amp;ssl=1\" class=\"alignleft  wp-image-124\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/01_RongRong_inri.jpg?resize=200%2C185\" alt=\"01_RongRong_inri\" width=\"200\" height=\"185\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/01_RongRong_inri.jpg?resize=300%2C278&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/01_RongRong_inri.jpg?resize=1024%2C949&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/01_RongRong_inri.jpg?w=1181&amp;ssl=1 1181w\" sizes=\"auto, (max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/>\u00a0Rong Rong nasce nel 1968 in Cina e studia arte e fotografia nella provincia di Fujian, successivamente si trasferisce a Pechino, nell\u2019East Village, che era il quartiere dove abitavano gli artisti dell\u2019avanguardia cinese.<br \/>\nIn quel periodo egli fotografava i suoi amici che utilizzavano i loro corpi nudi per produrre performance artistiche cos\u00ec estreme da raggiungere il limite della sopportazione fisica.<br \/>\nIn seguito alla distruzione, da parte delle autorit\u00e0, di quel ghetto artistico, Rong inizi\u00f2 il suo lavoro \u201cRuins\u201d, documentando la progressiva distruzione d\u2019interi quartieri popolari, per far posto ai nuovi grattacieli della nascente capitale del business.<br \/>\nNel 1999, durante una sua mostra personale a Tokyo, conosce Inri (nata nel 1973), una fotografa giapponese, di talento, le cui immagini sprigionavano una forza creativa quasi violenta e fuori dal convenzionale.<br \/>\nTra loro si cre\u00f2 immediatamente un profondo feeling sia affettivo, che artistico. Dal 2000 hanno deciso di proseguire la loro vita, sia artistica, che quotidiana, insieme a Pechino, dove producono i loro lavori in analogico, su stampe BN all\u2019argento, talora delicatamente colorate a mano. Vi riporto un brano da un\u2019intervista a Rong:<\/p>\n<blockquote><p><em>\u201cIn un primo momento, non avevamo deciso di prendere uno stile comune a entrambi, perch\u00e9 eravamo molto indipendenti. Ciascuno di noi aveva gi\u00e0 prodotto diversi lavori individualmente, prima di allora. Nove mesi dopo il nostro incontro alla mia mostra a Tokyo nel 1999, lei decise di trasferirsi a Pechino. Cos\u00ec abbiamo anche iniziato a viaggiare e da allora abbiamo iniziato a lavorare davvero insieme. Siamo cambiati quando la natura ci ha abbracciato.<\/em><\/p>\n<p><em>Da quel momento in poi, abbiamo abbandonato tutto quello che era stato il nostro passato. \u00c8 stato come rinascere in un nuovo mondo. Dentro l\u2019abbraccio della natura, abbiamo cominciato la nostra vera collaborazione.<\/em><\/p>\n<p><em>[\u2026]<\/em><\/p>\n<p><em>A quel tempo, la lingua non \u00e8 stata l&#8217;unica &#8211; e non certo importante &#8211; modalit\u00e0 di comunicazione tra noi. All&#8217;inizio, io non parlavo giapponese e lei non si esprimeva in cinese. Attraverso la fotografia e il nostro corpo, abbiamo visto la vita sotto una diversa prospettiva. Con il nostro lavoro vogliamo trasmettere la relazione tra uomo e natura, cos\u00ec come il rapporto tra me e Inri.\u201d<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco che gi\u00e0 subentrano due elementi fondanti del loro lavoro: il connubio con la natura, quale espressione di una filosofia che trova le sue radici in un sentimento animistico e primordiale.<br \/>\nQuesta visione cosmogonica caratterizzata da un legame profondo uomo e natura, \u00e8 presente sia nella filosofia cinese Dao, in cui l\u2019uomo \u00e8 considerato un elemento della natura, che, ancora pi\u00f9 rafforzata, nella filosofia Fen Shui in cui il rapporto uomo\/natura e la sua armonia \u00e8 alla base di un equilibrio superiore.<br \/>\nAnche la filosofia giapponese Zen porta con s\u00e9 importanti elementi di rapporto uomo\/natura, come ritroviamo nelle parole di Tsujimura K\u014dichi (Pensatore della Scuola di Ky\u014dto, \u00e8 stato allievo, per la filosofia, di Tanabe Hajime e Nishitani Keiji all\u2019Universit\u00e0 di Ky\u014dto e, per la pratica zen, di Hisamatsu H\u014dseki Shin-ichi e \u014ctsu Rekid\u014d Daiz\u014dkutsu.<br \/>\nTsujimura \u00e8 lo studioso che pi\u00f9 ha approfondito il tema delle affinit\u00e0 tra il pensiero di Heidegger e il Buddhismo zen:<\/p>\n<blockquote><p><em>\u201cNoi giapponesi, fin dall\u2019antichit\u00e0, siamo in un certo senso degli uomini naturali. Vale a dire che non vogliamo in alcun modo signoreggiare sulla natura, mentre vorremmo vivere e morire quanto pi\u00f9 \u00e8 possibile in un modo conforme alla natura. Un comune giapponese disse ai suoi dal letto di morte: \u201cSto per morire. Come le foglie cadono in autunno.\u201d E un maestro zen, per cos\u00ec dire il progenitore della mia personale pratica zen, prossimo a morire rifiut\u00f2 un\u2019iniezione e disse: \u201cPerch\u00e9 prolungare la vita con una tale forzatura?\u201d Invece di prendere il farmaco, bevve un sorso del suo vino di riso preferito e mor\u00ec in pace. Se ben considerato, qui si avverte un contrasto stridente tra la tradizione spirituale antico-giapponese e una vita determinata dalla tradizione spirituale europea e dalla scienza e tecnica europee. In breve, vivere e morire secondo natura: questo era, per cos\u00ec dire, un ideale per l\u2019antica saggezza giapponese.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0 Questo naturalmente non significa che noi giapponesi non abbiamo volont\u00e0, ma che al fondo della volont\u00e0 regna la natura. La volont\u00e0 \u00e8 nata in prima e ultima istanza dalla natura e sparir\u00e0 nella natura, la quale per\u00f2 si sottrae a ogni oggettivazione scientifica, pur rimanendo dappertutto presente. Natura in giapponese si dice shizen o jinen, \u201cesser cos\u00ec com\u2019\u00e8 da s\u00e9\u201d; in breve, \u201cesser s\u00e9\u201d e \u201cesser vero\u201d. Perci\u00f2 \u201cnatura\u201d nel giapponese antico era sinonimo di libert\u00e0 e verit\u00e0. Questa concezione della natura \u00e8 stata approfondita attraverso la \u201cvisione della transitoriet\u00e0 e della vacuit\u00e0\u201d di tutte le cose, propria del buddhismo.\u201d<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pertanto sia la filosofia cinese, quanto quella giapponese trovano profonde radici nel collocare l\u2019uomo, non al centro, bens\u00ec dentro la natura.<br \/>\nDiviene evidente come per loro sia concreta la necessit\u00e0 di vivere il loro rapporto come simbiotico: cio\u00e8 fare di loro una persona unica.<br \/>\nIl rapporto che loro intraprendono con la natura, si traduce fotograficamente nelle immagini dei loro corpi nudi e indissolubilmente vincolati, ripresi anche in condizioni ambientali estreme come sotto una nevicata, al gelo dell\u2019inverno rigido o nel cuore del deserto pi\u00f9 rovente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco due loro immagini che ben si prestano a una lettura approfondita e che manifestano anche diversi elementi in comune:<\/p>\n<p><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"124\" data-permalink=\"https:\/\/www.fotocultura.eu\/blogw\/2015\/05\/18\/rong-rong-inri\/01_rongrong_inri\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/01_RongRong_inri.jpg?fit=1181%2C1094&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"1181,1094\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"01_RongRong_inri\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" 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\/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<a class=\"img-lightbox\" href=\"http:\/\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/01_RongRong_inri.jpg\" title=\"\" data-rel=\"lightbox-image-0\" data-imagelightbox=\"0\" data-rl_title=\"\" data-rl_caption=\"\">\n<p>Ingrandisci<br \/>\n<\/a>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"125\" data-permalink=\"https:\/\/www.fotocultura.eu\/blogw\/2015\/05\/18\/rong-rong-inri\/rong-rong-inri-in-the-great-wall-3-2000-handcolorierter-silbergelantin-print-100x100cm\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/Rong-Rong-inri-In-the-great-wall-3-2000-handcolorierter-Silbergelantin-Print-100x100cm.jpg?fit=1181%2C1151&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"1181,1151\" data-comments-opened=\"1\" 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essi cercano di fondersi e d\u2019integrarsi fisicamente con l\u2019ambiente che li circonda.<br \/>\nNella prima ci mostrano come il bianco delle loro magliette, unito al loro atteggiamento nello spazio e al movimento delle lenzuola, che li ricoprono parzialmente, tendano a ricreare geometricamente e spazialmente le finestre (loro), di un bianco puro, oltre le quali non c\u2019\u00e8 fornita alcuna informazione, mentre i loro capelli, uniti in tal guisa, richiamano le geometrie disegnate dallo spazio tra le tende. Tende che si continuano idealmente con le lenzuola che li rivestono e che irradiano una sensazione di un\u2019ideale, ma non solo, fusione con l\u2019ambiente stesso: Rong e Inri sono essi stessi l\u2019ambiente in cui si trovano. A conferma di quanto riusciamo a interpretare, la fotografia ci invia anche la netta sensazione di non riuscire a distinguere chi sia l\u2019uno o l\u2019altro (anche se la silhouette dei corpi ci restituisce dei messaggi esplicativi.).<br \/>\nInsistendo nell\u2019analisi della prima, colpisce la fotografia nel quadretto in alto a sinistra, dove appare ripreso un (credo) uomo che guarda con interesse Rong e Inri. Il suo atteggiamento \u00e8 intrigante, poich\u00e9 sembra proprio sporgersi da dietro la tenda per osservarli, quasi si trattasse di un viveur. Quale il suo scopo? Francamente mi sfugge, ma potrei ipotizzare che simboleggi la curiosit\u00e0 umana nei confronti di chi esprime un rapporto di comunione totale tra la natura e i loro corpi.<br \/>\nNella seconda fotografia, come gi\u00e0 accennato, i loro corpi si fondono, non solo tra loro, ma anche con il muro stesso del manufatto umano della grande muraglia cinese. Contemporaneamente il disegno della loro anatomia, richiama nettamente il profilo delle montagne sullo sfondo \u2013 e questo, sicuramente non \u00e8 un caso \u2013 che i nostri autori verosimilmente hanno scelto con maniacale accuratezza. Anche questa situazione prospettica \u00e8 certamente finalizzata a stressare il loro concetto di fusione corpi\/natura.<br \/>\nLe tonalit\u00e0 tenui della colorazione successiva riportano nei loro corpi le cromie del cielo e del ciano delicato della terra, anche questa scelta stilistica trova verosimilmente la sua spiegazione sempre nel voler integrare i concetti filosofici che sono alla base della loro produzione artistica.<br \/>\nUn ultimo elemento che colpisce, nelle immagini, risiede nella totale cancellazione dei volti. E questo non dovrebbe sorprenderci. I volti, seguendo la loro filosofia, potrebbero essere dei \u201cperturbanti\u201d, cio\u00e8 elementi che costringerebbero l\u2019osservatore a interpretare dei messaggi che distrarrebbero la sua attenzione dal concetto di fusione uomo\/natura, concedendo all\u2019essere umano una sua individualit\u00e0, che loro vogliono ignorare e negare concretamente: potenza della capacit\u00e0 della comunicazione psicologica dell\u2019espressione umana.<br \/>\nNelle fotografie di Rong e Inri, appare scontato come lo spazio topologico del fotogramma sia sfruttato a fini eidetici per trasmetterci un messaggio che riprenda alcuni fondamenti comuni delle due filosofie orientali, nello specifico del rapporto tra uomo e natura. O, per meglio porre l\u2019accento, di come l\u2019uomo sia egli stesso nella e della natura intesa come assoluto cosmico.<br \/>\nEcco che quindi ogni elemento plastico, trovi una sua sistemazione precisa, ponderata ed efficace, finalizzata a rendere quest\u2019unione l\u2019espressione fondante della loro cosmogonia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0Rong Rong nasce nel 1968 in Cina e studia arte e fotografia nella provincia di Fujian, successivamente si trasferisce a Pechino, nell\u2019East Village, che era il quartiere dove abitavano gli artisti dell\u2019avanguardia cinese. 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