{"id":1202,"date":"2017-01-09T09:50:11","date_gmt":"2017-01-09T08:50:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.fotocultura.eu\/blogw\/?p=1202"},"modified":"2017-01-09T09:50:11","modified_gmt":"2017-01-09T08:50:11","slug":"titolo-e-didascalia-in-fotografia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fotocultura.eu\/blogw\/2017\/01\/09\/titolo-e-didascalia-in-fotografia\/","title":{"rendered":"TITOLO E DIDASCALIA IN FOTOGRAFIA"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Titolo e didascalia sono sostanzialmente la stessa cosa, tecnicamente vengono definiti come \u201cancoraggi\u201d perch\u00e9 ancorano l\u2019osservatore a una precisa metrica interpretativa della fotografia.<br \/>\nLa differenza risiede nel fatto che il titolo \u00e8 di per s\u00e9 una sintesi, mentre la didascalia \u00e8 pi\u00f9 discorsiva e consente al lettore di attingere maggiori informazioni. In questa ottica titolo e didascalia possono coesistere.<br \/>\nQuesta comunione di lingua e immagine, aiuta l\u2019osservatore ad andare oltre la pura fruizione estetica della fotografia, consentendogli di cogliere significati pi\u00f9 profondi legati all\u2019aspetto connotativo dell\u2019immagine e questa funzione apparentemente sembrerebbe dare ragione a Barthes quando, in un primo momento, parlava di fotografia come di messaggio senza codice.<br \/>\nQuesto connubio, a mio parere, ha una funzione sociale nella interpretazione della fotografia in quanto consente di colmare il gap culturale tra il fotografo e l\u2019osservatore.<br \/>\nTante volte abbiamo sentito dire: \u201cUna fotografia deve parlare da sola, altrimenti non \u00e8 una buona fotografia!\u201d<br \/>\nOra analizzando la frase notiamo immediatamente che si mette sullo stesso piano la fotografia e la parola, quindi fotografia come linguaggio che, in linea teorica, dovrebbe essere autoreferente.<br \/>\nTuttavia esistono fotografie in cui la componente connotativa per essere compresa, richiede un retroterra culturale di alto livello, che non \u00e8 certamente appannaggio di tutti e, pertanto, la parte verbale \u00e8 il veicolo dell\u2019indessicabilit\u00e0 nascosta della fotografia.<br \/>\nFacciamo un esempio pratico:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a class=\"img-lightbox\" href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/Schermata-2017-01-07-alle-14.52.57.jpg\" title=\"\" data-rel=\"lightbox-image-0\" data-imagelightbox=\"0\" data-rl_title=\"\" data-rl_caption=\"\">\n<img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"1203\" data-permalink=\"https:\/\/www.fotocultura.eu\/blogw\/2017\/01\/09\/titolo-e-didascalia-in-fotografia\/schermata-2017-01-07-alle-14-52-57\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/Schermata-2017-01-07-alle-14.52.57.jpg?fit=1200%2C1068&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"1200,1068\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"Schermata-2017-01-07-alle-14.52.57\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/Schermata-2017-01-07-alle-14.52.57.jpg?fit=300%2C267&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/Schermata-2017-01-07-alle-14.52.57.jpg?fit=1024%2C911&amp;ssl=1\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/Schermata-2017-01-07-alle-14.52.57.jpg?resize=1024%2C911\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"911\" class=\"alignleft size-large wp-image-1203\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/Schermata-2017-01-07-alle-14.52.57.jpg?resize=1024%2C911&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/Schermata-2017-01-07-alle-14.52.57.jpg?resize=300%2C267&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/Schermata-2017-01-07-alle-14.52.57.jpg?resize=768%2C684&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/Schermata-2017-01-07-alle-14.52.57.jpg?w=1200&amp;ssl=1 1200w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><br \/>\n<\/a>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come si pu\u00f2 chiaramente osservare le fotografie di Hiroshi Sugimoto ad un primo esame appaiono di una banalit\u00e0 unica, non solo, ma con la linea dell\u2019orizzonte esattamente a met\u00e0 del fotogramma, anche deprecabili da un punto di vista delle regole estetiche.<br \/>\nLeggendo la sua didascalia, al contrario, noi siamo indirizzati verso una visione filosofica particolarmente complessa e articolata e quindi riusciamo ad attribuire alle sue fotografie significati molto pi\u00f9 profondi e finalmente possiamo fruire della chiave interpretativa per riconoscere quell\u2019aspetto connotativo che le eleva ad arte.<br \/>\nDa qui la forza e l\u2019utilit\u00e0 della didascalia che rendere socialmente fruibile una fotografia di alto valore, che verrebbe altrimenti ghettizzata da uno sbrigativo \u201cbrutta\u201d, giudizio caratteristico di quella che Umberto Eco definiva \u201cMassculture\u201d.<br \/>\nTuttavia esistono anche distorsioni dei titoli e delle didascalie. Esse avvengono soprattutto quando sono scritte da persone diverse dal fotografo, per farne un utilizzo sociale fraudolento, come avviene \u2013 e spesso \u00e8 avvenuto \u2013 da parte di alcuni organi di stampa.<br \/>\nL\u2019utilizzo funzionale ad una chiave di lettura ideologica e non interpretativa del vero aspetto contenutistico, significa quanto meno mistificare il messaggio connotativo e forzare l\u2019osservatore verso una chiave di lettura non solo avulsa, ma spesso addirittura contraria al contenuto fotografico.<br \/>\nDi esempi, a questo proposito, se ne trovano moltissimi e forse il pi\u00f9 clamoroso \u00e8 quello della rivista \u201cL&#8217;Express\u201d che nel dicembre del \u201856 pubblic\u00f2 due volte lo stesso reportage sulla rivolta ungherese, accompagnandolo da didascalie diametralmente opposte, dove in un articolo sosteneva le ragioni degli invasori e nell\u2019altro quella del popolo aggredito.<br \/>\nL&#8217;esperimento voleva dimostrare come le fotografie da sole non abbiano la capacit\u00e0 di trasmettere correttamente un messaggio,<br \/>\nOra, di fronte a questo esempio, non possiamo che concordare sulle conclusioni, ma possiamo sottolineare come titolo e didascalia abbiano una funzione di intermediazione socio-culturale.<br \/>\nDobbiamo per\u00f2 anche prendere atto che esse hanno una loro validit\u00e0 solo e unicamente se scritte dal fotografo autore delle immagini, l\u2019unico che possiede il codice corretto per la loro decriptazione, altrimenti essere divengono ostaggio di interpretazioni personali dell\u2019osservatore e perdono completamente la loro funzione e il loro significato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Titolo e didascalia sono sostanzialmente la stessa cosa, tecnicamente vengono definiti come \u201cancoraggi\u201d perch\u00e9 ancorano l\u2019osservatore a una precisa metrica interpretativa della fotografia. 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