{"id":118,"date":"2015-05-15T12:20:18","date_gmt":"2015-05-15T10:20:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.fotocultura.eu\/blogw\/?p=118"},"modified":"2015-05-15T12:20:18","modified_gmt":"2015-05-15T10:20:18","slug":"la-fotografia-surrealista-e-concettuale-di-misha-gordin","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fotocultura.eu\/blogw\/2015\/05\/15\/la-fotografia-surrealista-e-concettuale-di-misha-gordin\/","title":{"rendered":"LA FOTOGRAFIA SURREALISTA E CONCETTUALE DI MISHA GORDIN"},"content":{"rendered":"<p><strong><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"119\" data-permalink=\"https:\/\/www.fotocultura.eu\/blogw\/2015\/05\/15\/la-fotografia-surrealista-e-concettuale-di-misha-gordin\/image001\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/image001.jpg?fit=1280%2C836&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"1280,836\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"image001\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/image001.jpg?fit=300%2C196&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/image001.jpg?fit=1024%2C669&amp;ssl=1\" class=\"alignleft  wp-image-119\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/image001.jpg?resize=194%2C127\" alt=\"image001\" width=\"194\" height=\"127\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/image001.jpg?resize=300%2C196&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/image001.jpg?resize=1024%2C669&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/image001.jpg?resize=342%2C225&amp;ssl=1 342w, https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/image001.jpg?w=1280&amp;ssl=1 1280w\" sizes=\"auto, (max-width: 194px) 100vw, 194px\" \/>Misha Gordin<\/strong> \u00e8 uno dei maggiori fotografi viventi nel campo concettuale.<br \/>\nNato nel 1946 in Lituania, sotto il regime comunista, vive con fatica i suoi primi vent\u2019anni, diventa ingegnere e inizia a lavorare nella \u201ccinecitt\u00e0\u201d di Riga come specialista di effetti speciali.\u00a0Poi con la famiglia emigra negli USA, dove vive tuttora.<br \/>\nNel 1972 affronta il suo primo lavoro concettuale.<br \/>\nLe sue opere sono visibili nel suo <a href=\"http:\/\/bsimple.com\/home.htm\" target=\"_blank\">sito<\/a><\/p>\n<p>Le sue fotografie non sono elaborate con sistemi digitali, bens\u00ec analogici, riprendendo i vari elementi separatamente e componendoli insieme in sede di stampa.<br \/>\nPer meglio comprendere l\u2019opera di Gordin, mi sembra opportuno proporvi alcune sue frasi emblematiche, che ci aiuteranno a comprendere meglio la sua opera:<\/p>\n<blockquote><p><em>&#8220;Devo rivolgere il mio obiettivo al di fuori, verso il mondo che mi circonda, o all&#8217;interno, verso di me? Devo fotografare la realt\u00e0 o creare il mio mondo, credibile, ma non tangibile?\u201d.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><em>&#8220;Un concetto mediocre, anche se eseguito perfettamente, d\u00e0 come risultato una fotografia mediocre. Pertanto l&#8217;elemento pi\u00f9 importante per un\u2019immagine potente, \u00e8 il concetto.\u201d.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><em>\u201cA un certo momento della mia vita, tutte le mie energie le ho completamente incentrate alla ricerca di qualcosa di &#8220;nuovo&#8221; in fotografia.<\/em><\/p>\n<p><em>Una mattina, mentre stavo seduto fuori dalla casa al mare di mio padre, ho notato il giardiniere che stava spingendo la carriola&#8230; <\/em><\/p>\n<p><em>Nella mia mente si \u00e8 innescata la visione di una donna nuda che spingeva una carriola piena di bambole rotte, in un campo immenso, sferzata da raffiche di vento. Pi\u00f9 tardi quello stesso giorno, ho visto un gruppo di ragazzi di una banda musicale che camminavano dall&#8217;altra parte della strada con i loro strumenti. Uno di loro portava il tamburo. Mi ha colpito come un fulmine.<\/em><\/p>\n<p><em>Quello era l&#8217;elemento mancante che stavo cercando. Ho avuto questa visione, semplice e chiara. Ho fatto un disegno della futura immagine e ho iniziato a comporre tutti gli elementi. Successivamente impiegai diverse settimane per trovare la location giusta, gli oggetti di scena e i modelli.\u201d.<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p>Veniamo ora alla fotografia che ho scelto. Essa fa parte di una raccolta denominata \u201cThe New Crowd\u201d, che fa parte di un lavoro di 24 immagini composte tra il 1996 e il 2002.<\/p>\n<p><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"119\" data-permalink=\"https:\/\/www.fotocultura.eu\/blogw\/2015\/05\/15\/la-fotografia-surrealista-e-concettuale-di-misha-gordin\/image001\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/image001.jpg?fit=1280%2C836&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"1280,836\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"image001\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/image001.jpg?fit=300%2C196&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/image001.jpg?fit=1024%2C669&amp;ssl=1\" class=\"alignleft size-medium wp-image-119\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/image001.jpg?resize=300%2C196\" alt=\"image001\" width=\"300\" height=\"196\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/image001.jpg?resize=300%2C196&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/image001.jpg?resize=1024%2C669&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/image001.jpg?resize=342%2C225&amp;ssl=1 342w, https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/image001.jpg?w=1280&amp;ssl=1 1280w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<a class=\"img-lightbox\" href=\"http:\/\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/image001.jpg\" title=\"\" data-rel=\"lightbox-image-0\" data-imagelightbox=\"0\" data-rl_title=\"\" data-rl_caption=\"\">\n<p>Ingrandisci<br \/>\n<\/a>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong>Per cominciare possiamo subito inquadrare l\u2019immagine tra quelle di tipo \u201cMitico\u201d, stando alla classificazione di Floch, cio\u00e8 di quelle che hanno un contenuto prettamente costruttivo.<br \/>\nAndando oltre con l\u2019analisi cogliamo subito l\u2019evidenza di una ritmica di curve, interrotta da quello che si configura come un viso sfigurato da un urlo soffocato. Il ritmo di base lo possiamo leggere sia in orizzontale, con un alternarsi di semicerchi \u201csu e gi\u00f9\u201d, oppure in obliquo, espressione di un ordine perfettamente precostituito.<br \/>\nIl tratto distintivo di queste geometrie metriche \u00e8 la monotonia, la persistenza quasi di un suono unico e angosciante.<br \/>\nL\u2019utilizzo sintagmatico del contrasto enfatizza questa ritmicit\u00e0, mentre il volto urlante spicca per un utilizzo pi\u00f9 vivido della luce.<br \/>\nLa sua presenza interrompe il ritmo ossessivo, quasi come una nota cacofonica, una vera stonatura, cosa che, in effetti, \u00e8. Notiamo, procedendo nell\u2019atto interpretativo, che i contorni del volto mantengono sostanzialmente la metrica delle altre teste, ma sono le linee dei somi (occhi, naso e bocca), a darci la netta sensazione di una dissonanza geometrica, che ci introduce in una lettura stocastica dell\u2019espressione del viso.<br \/>\nOrbene se ci fermassimo all\u2019analisi plastica di Floch, saremmo limitati alla sola lettura di una geometria astratta, il cui significato complessivo non sarebbe in grado di portarci a un\u2019interpretazione esaustiva e appagante della foto in questione: in una parola l\u2019immagine non \u00e8 coercizzabile in un puro esercizio plastico astratto.<br \/>\nSempre in ambito semiologico, allora, \u00e8 conveniente ricorrere alla lettura iconopoietica di Juan Magari\u00f1os de Morentin, introdotta in un convegno del 2007.<\/p>\n<blockquote><p>\n[Calma, calma, calma. Non \u00e8 una cosa terribile o troppo complicata: ora spiego. Per Iconopoiesis si intende la potenza o efficacia della forma. La ICONOPOIESIS configura la prima impressione, il primo moto d\u2019animo, che colpisce il nostro profondo,<br \/>\nquando osserviamo un segno (immagine, icona, simbolo, ecc.). Questa emozione \u00e8 prodotta dalla forma del segno, sommando il senso interpretativo, al sentimento che noi attribuiamo alla cosa osservata. Per dirla con le parole dell\u2019autore: \u201cQuando un\u2019immagine genera o un\u2019emozione intima non sperimentata prima, e quando<br \/>\nun&#8217;immagine consente di percepire una presenza, che non sia stato possibile percepire prima della sua configurazione iconica, o quando il modulo si comporta come una dichiarazione simbolica con efficacia performativa di un dato comportamento,<br \/>\nallora si pu\u00f2 parlare di iconopoiesis provocata della capacit\u00e0 di indurre un sentimento, ente o un comportamento, in quanto derivanti dalla efficacia dell\u2019interpretazione legata alla forma. Quindi, parler\u00f2 di iconopoiesis.\u201d Riducendo e semplificando ulteriormente: \u201cQuando identificando una forma e questa produce nel nostro animo emozioni nuove e mai<br \/>\nprovate, o induce comportamenti o idee particolari, allora, parlando di quella forma, simbolo, immagine, ecc., si parla di iconopoiesis\u201d.]<\/blockquote>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Tornando alla nostra fotografia \u00e8 evidente che il riconoscere nelle forme delle teste umane glabre, viste posteriormente, disposte in un ordine quasi militare, uniformate e, tra loro, riconoscere un volto disposto antiteticamente, con gli occhi chiusi, deformato da un\u00a0urlo muto (esprimendomi con un ossimoro), scatena in noi molte emozioni e possibili interpretazioni, anche del tutto personali.<br \/>\nTuttavia per un\u2019interpretazione corretta dobbiamo anche rifarci al surrealismo, che come sappiamo trova il suo primum movens nel motto dell\u2019inconscio, come avviene nel sogno. Nella libera associazione d\u2019idee, senza schemi e senza vincoli morali, comportamentali\u00a0estetici o quant\u2019altro.<br \/>\nQuesto ci appare chiaro nella descrizione che Gordin fa del suo primo lavoro, come ho riportato sopra. Ma poi tutto cambia e si rivoluziona.<br \/>\nDa un intrigo di flash sensoriali, apparentemente senza una connessione logica, egli \u00e8 in grado di estrapolare, da queste ispirazioni oniriche, dei concetti che trovano una loro lucida realizzazione: addirittura Misha, prima di comporre l\u2019immagine fotografica, disegna la scena nei suoi minimi particolari. Come filo di lettura, per questa foto e questa serie, ci regala poche righe di una poesia ermetica:<\/p>\n<blockquote><p><strong><em>\u201cPer infrangere il silenzio della paura <\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em> Per incenerire le porte di un destino crudele <\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em> Per innalzare un monumento al dolore <\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em> Per la crudelt\u00e0 della razza umana\u201d<\/em><\/strong><\/p><\/blockquote>\n<p><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p>E ora, con questi elementi cerchiamo di leggere l\u2019immagine.<br \/>\nIn una folla anonima, ordinata, rappresentata da teste uniformi, addirittura uguali possiamo interpretare il comune sentire di un\u2019umanit\u00e0 anestetizzata, che ha deciso di non scegliere, di non ribellarsi. Ogni sentimento sia esso di dolore, che di piacere non ci \u00e8 dato conoscere, nemmeno il pensiero, o un suo abbozzo possiamo tentare di indovinare. Tuttavia i toni cupi, il contrasto che depone per un netto low key,\u00a0accende in noi osservatori emozioni vivide cariche di angoscia, di nervosa inquietudine in una calma innaturale. Siamo assaliti da un sentimento di paura, come se, da un momento all\u2019altro, qualcosa di terribile possa accadere. Accanto a ci\u00f2, l\u2019inespressivit\u00e0 delle nuche glabre, accende nella coscienza la consapevolezza di una spersonalizzazione dei soggetti, quasi fossero automi privi di capacit\u00e0 decisionali o di sentimenti umani.<br \/>\nTuttavia in mezzo a questo mare di tormenti e affanni emerge un volto, sottolineato da una maggiore luminosit\u00e0. Questo volto, rivolto contro la conformit\u00e0 tormentata, tiene gli occhi chiusi, teso in uno sforzo sovrumano, come se tutte le sue forze fossero convogliate, usurate e compresse, in quell\u2019atto di ribellione. Atto che vuole rompere l\u2019umiliazione di una vita senza sbocchi, che vuole esprimere una presa di coscienza del proprio esistere, della propria individualit\u00e0. Tuttavia quella bocca spalancata in un urlo muto di dolore e di ribellione, ci d\u00e0 anche la netta sensazione dell\u2019inutilit\u00e0 del suo solitario agire. Afferriamo la convinzione che di l\u00ec a poco egli sar\u00e0 soffocato ed eliminato dall\u2019umana crudelt\u00e0, affinch\u00e9 tutto rientri in un silenzioso ordine della paura. Ma, in fondo, questo volto, disegna anche un moto di speranza, la possibilit\u00e0 di una via di fuga verso la libert\u00e0. La capacit\u00e0 di rompere la gabbia che ci tiene tutti prigionieri di un male oscuro che \u00e8 il conformismo e la passiva accettazione di una condizione deteriore.<br \/>\nQuesta lettura, ovviamente, non ha la pretesa di essere l\u2019unica, anche per il motivo che la fotografia che vi ho proposto, per sua definizione, pu\u00f2 generarne molteplici: qui sta il bello di queste fotografie. Comunque gli strumenti semiologici che abbiamo utilizzato, soprattutto l\u2019iconopoiesi, ci rendono meglio fruibile una profonda ed emotiva interpretazione delle forme, superando la lettura di Floch, che trova nell\u2019astrazione delle geometrie la sua chiave principale di lettura e i suoi limiti.<br \/>\nNello stesso tempo l\u2019iconopoiesi apre a interpretazioni multiple, dettate dal rapporto forma e introiezione emotiva della stessa, lasciando cos\u00ec aperte molti percorsi<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Misha Gordin \u00e8 uno dei maggiori fotografi viventi nel campo concettuale. Nato nel 1946 in Lituania, sotto il regime comunista, vive con fatica i suoi primi vent\u2019anni, diventa ingegnere e inizia a lavorare nella \u201ccinecitt\u00e0\u201d di Riga come specialista di effetti speciali.\u00a0Poi con la famiglia emigra negli USA, dove vive tuttora. 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