{"id":113,"date":"2015-05-14T23:14:13","date_gmt":"2015-05-14T21:14:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.fotocultura.eu\/blogw\/?p=113"},"modified":"2015-05-14T23:20:12","modified_gmt":"2015-05-14T21:20:12","slug":"ff-fd","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fotocultura.eu\/blogw\/2015\/05\/14\/ff-fd\/","title":{"rendered":"FF &#038; FD"},"content":{"rendered":"<p><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"115\" data-permalink=\"https:\/\/www.fotocultura.eu\/blogw\/2015\/05\/14\/ff-fd\/gaypride2013_0426-recuperato\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/GAYPRIDE2013_0426-Recuperato.jpg?fit=667%2C1000&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"667,1000\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"GAYPRIDE2013_0426-Recuperato\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/GAYPRIDE2013_0426-Recuperato.jpg?fit=200%2C300&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/GAYPRIDE2013_0426-Recuperato.jpg?fit=667%2C1000&amp;ssl=1\" class=\"alignleft size-medium wp-image-115\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/GAYPRIDE2013_0426-Recuperato.jpg?resize=200%2C300\" alt=\"GAYPRIDE2013_0426-Recuperato\" width=\"200\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/GAYPRIDE2013_0426-Recuperato.jpg?resize=200%2C300&amp;ssl=1 200w, https:\/\/i0.wp.com\/www.fotocultura.eu\/blogw\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/GAYPRIDE2013_0426-Recuperato.jpg?w=667&amp;ssl=1 667w\" sizes=\"auto, (max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/>Oggi l\u2019immagine ha quasi soppiantato la verbalit\u00e0, tanto che spesso si incontrano persone che hanno perduto la capacit\u00e0 di comunicare verbalmente in modo corretto: verbi, tempi, aggettivi, non parliamo dei congiuntivi: sono un vago ricordo.<\/p>\n<p>Secondo alcuni sociologi e filosofi la sostituzione della parola con l\u2019immagine porta inevitabilmente a un mutamento della specie umana a livello di comunicazione e di processo cognitivo: dalla verbalit\u00e0 alla comunicazione iconica.<\/p>\n<p>Le carenze verbali, che ho citato all\u2019inizio, in assenza di un background culturale, si trasferiscono alle immagini stesse, portando a una sintassi semplificata e ridotta. Tutto ci\u00f2 tende a portarci a ritroso verso la comunicazione iconica su base astratta e simbolica; per dirla in breve, verso le immagini degli uomini delle caverne, intendendo parlare della loro finalit\u00e0 sociale.<\/p>\n<p>La regressione verso la comunicazione pura di tipo iconico, la possiamo dedurre semplicemente sfogliando le fotografie su internet, sulle riviste e di giornali dove \u00e8 normale imbatterci in un numero spropositato di immagini apportatrici di significati semplici, rudimentali e di scarsissimo valore culturale; basti pensare alle fotografie di gossip, a quelle pubblicitarie in cui l\u2019elemento umano viene spogliato di ogni dignit\u00e0 e banalizzato a incarnazione dell\u2019oggetto da vendere.<\/p>\n<p>In questa situazione di degrado la fotografia viene a trovarsi coinvolta suo malgrado, anche in virt\u00f9 della elementarit\u00e0 dei mezzi di ripresa oggi a disposizione. Voi fate \u201cclick\u201d al resto pensa il mezzo tecnico, scattate e non pensate, la vostra macchina fotografica riconosce perfino i volti!<\/p>\n<p>In questa situazione ci si ritrova a produrre fotografie che trasmettono concetti elementari, cos\u00ec come elementare \u00e8 oggi la verbalizzazione comune, prendiamo ad esempio gli \u201cSMS\u201d dei cellulari.<\/p>\n<p>Pertanto ordinariamente le fotografie che ci vengono proposte riescono a colpirci con immediatezza fisica e non cerebrale. Questo avviene, per fare alcuni esempi, con un paesaggio, la fotografia di un fiore, un ritratto banale, una icona pubblicitaria.<\/p>\n<p>Al contrario, quando osserviamo fotografie di autori veramente e profondamente impegnati dove l\u2019immagine presuppone un\u2019elaborazione impegnativa delle funzioni superiori, ecco che magicamente la fotografia che stiamo osservando \u00e8 come muta, non riesce a trasmetterci delle sensazioni emotive immediate; allora ci soffermiamo e guardiamo pi\u00f9 intensamente, oppure la mettiamo subito da parte e passiamo oltre. Ma perch\u00e9? Cosa rende una immagine una FF (Foto Facile) e un\u2019altra una FD (Foto Difficile)? Proviamo a pensarci.<\/p>\n<p>Prima di entrare nell\u2019argomento, voglio premettere che questo articolo non ha alcuna pretesa di giudicare se una FF sia esteticamente meglio di una FD. Desidero solo cercare delle risposte sulle motivazioni che rendono una FF molto pi\u00f9 appetibile e introiettabile di una FD.<\/p>\n<p>Quando si scatta una fotografia essa diviene documento del reale, la gente non mette in discussione che quella persona, quel fiore, quel paesaggio fossero veramente di fronte al fotografo, n\u00e9 pone in dubbio la loro esistenza. Successivamente attraverso un processo metonimico, cio\u00e8 di associazione di idee (per semplificare) tende ad associare l\u2019immagine con il proprio vissuto e a inquadrarla ontologicamente secondo le proprie categorie. Questo processo che potremmo ricondurre alla psicologia della <em>gestalt <\/em>avviene immediatamente e, riferendoci appunto alla gestalt, non \u00e8 frazionabile in passaggi intermedi. Vale a dire che quello che sta alla base del riconoscimento e della reazione emotiva \u00e8 un unicum non divisibile, non come ho affermato prima io per semplificare, se avvenisse per momenti successivi (VISIONE <strong>\u2192<\/strong>\u00a0RICONOSCIMENTO <strong>\u2192<\/strong>\u00a0CLASSIFICAZIONE).<\/p>\n<p>Quindi una FF deve necessariamente contenere elementi le cui rappresentazioni appartengano a un\u2019esperienza comune, facili da riconoscere, che stimolino ricordi gradevoli e sensazioni positive.<\/p>\n<p>Direi che deve esprimere elementi <em>naive, <\/em>intendendo questo termine nella sua accezione di semplicit\u00e0 e non nel senso di \u201cassenza di contenuti culturali\u201d. Le FF, infatti, portano dentro di s\u00e9 una grande forza comunicativa e racchiudono esperienze primitive, talora anche di grande spessore ideale ed estetico.\u00f9<\/p>\n<p>In esse viene espresso l\u2019ovvio, la tautologia del quotidiano e credo di non sbagliarmi citando le parole di Helmut Gernsheim quale rivelazione profetica elevandole a specchio fedele dei fondanti delle FF: \u201c<em>La fotografia \u00e8 l\u2019unico <\/em><em>&lt;&lt;linguaggio&gt;&gt; compreso in ogni parte del mondo e, superando tutte le nazioni e le culture unisce la famiglia umana<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>La conseguenza pi\u00f9 immediata di una FF \u00e8 il successo che si palesa nelle varie gallerie web, anche in quelle che menano vanto di selezionare e presentare solo immagini di \u201cgrande qualit\u00e0\u201d. Appare quindi lapalissiano che tanto pi\u00f9 un\u2019immagine esprime una comune esperienza, tanto pi\u00f9 facilmente viene riconosciuta, interiorizza ed elaborata.<\/p>\n<p>Il meccanismo della gestaldt che sottintende a queste immagini, attiva tutti quei meccanismi che sottintendono gratificazione e serenit\u00e0, un po\u2019 come la comprensione verbale di un opera letteraria popolare. Per gli psichiatri organicisti potremmo dire che sono fotografie che stimolano abbondante produzione di endorfine e serotonina, che incarnano i mediatori della gioia e del \u201cnirvana\u201d mentale.<\/p>\n<p>Per le FD avviene esattamente il contrario.<\/p>\n<p>Queste fotografie si discostano dal comune sentire, propongono icone inconsuete, enigmatiche o, talora, contenenti messaggi che pongono il lettore di fronte a un profondo disagio emotivo. L\u2019immediatezza della quotidiana esperienza viene interrotta.<\/p>\n<p>Lo spettatore \u00e8 costretto a pensare, ad andare oltre sintassi rappresentativa; in lui si risvegliano suggestioni rimosse o assopite in un angolo del proprio inconscio che vorrebbe mantenere perennemente in ombra, oppure si palesa la difficolt\u00e0 di interpretare una semantica complessa, che va oltre il suo livello culturale.<\/p>\n<p>Nelle FD entrano in gioco dinamiche molto pi\u00f9 complesse di quelle limpide e lineari che le FF evocano con la loro forza iconica.<\/p>\n<p>Come nel linguaggio verbale quando ci imbattiamo in parole o frasi che escono dalle nostre abitudini articolatorie e quindi ci suonano strane o oscure, cos\u00ec di fronte a certe immagini lo spettatore \u00e8 disorientato. Non riesce a seguire quel filo di Arianna che lo indirizza a trovare una risposta alle sue domande: \u201cCosa significa? Perch\u00e9 mi viene mostrata una fotografia dal contenuto cos\u00ec drammatico o osceno o provocatrice di profondo disagio o dal significato che non colgo? Cosa sto osservando? Come la colloco ontologicamente?\u201d<\/p>\n<p>E\u2019 in questo frangente che dovrebbe sempre intervenire in soccorso quella che definirei la \u201c<em>Cultura Fotografica<\/em>\u201d. Quell\u2019insieme di conoscenze correlate alla storia della fotografia, alla produzione degli autori pi\u00f9 significativi, della critica fotografica e anche dell\u2019arte in senso lato (movimenti, scuole, manifesti, ecc.), tutto concorre a porre le basi per una lettura disincantata e corretta della FD.<\/p>\n<p>Accanto a quanto ho esposto sopra, devo precisare alcune peculiarit\u00e0 di queste fotografie. Spesso sono parte di lavori pi\u00f9 ampi (reportage) e quindi valutare la singola immagine \u00e8 spesso riduttivo, anzi controproducente, in quanto la decontestualizzione la pone in una posizione di grande svantaggio. Un altro punto problematico \u00e8 la grande massificazione delle immagini. Come ho scritto all\u2019inizio, siamo invasi di immagini mediocri, per non dire scadenti e i cui contenuti sono di facilissima lettura, tali foto condizionano il fruitore il quale trova pi\u00f9 comodo e semplice adagiarsi su di esse, trascurando le FD che richiedono un maggiore impegno sia culturale che di tempo.<\/p>\n<p>In molti casi le FD sono riprese in BN, linguaggio quantomeno anomalo per chi \u00e8 naturalmente avvezzo a vedere solo a colori. Colori che spesso nelle FF sono falsati in maniera plateale, pensiamo a certi paesaggi, ma che stimolano quei meccanismi mentali che stanno alla base del \u201cpiacevole guardare\u201d.<\/p>\n<p>Le fotografia in BN richiedo una elaborazione mentale molto pi\u00f9 sofisticata, che oggi si \u00e8 andata perdendo. Mentre i fruitori delle immagini agli albori della fotografia erano abituati ad un linguaggio monocromatico (esisteva solo la fotografia in BN), oggi spesso avviene l\u2019opposto: chi viene chiamato a visionare una fotografia in BN \u00e8 avvezzo alla visione a colori e deve adattare il suo habitus mentale, spesso con un certo sforzo.<\/p>\n<p>Le FD necessitano, a differenza delle FF, di un solido bagaglio culturale, mettendoci nella condizione non solo di arrivare a disvelarle, a compenetrarle fino in fondo e quindi a \u201cleggerle\u201d apprezzandone tutti i significati e a porre le basi di un rapporto simbiotico con l\u2019autore, ma di appagare anche il nostro animo con grandi soddisfazioni intellettuali.<\/p>\n<p>A conclusione di quanto ho cercato di spiegare, non ci si deve dimenticare dell\u2019autore.<\/p>\n<p>Non dimentichiamolo mai! Egli \u00e8 l\u2019artefice dell\u2019icona, rappresenta il punto di partenza di tutto, la sua cultura quindi \u00e8 la base della sua produzione fotografica e rappresenta il fondante che si pone a spartiacque tra la produzione delle FF o delle FD.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Oggi l\u2019immagine ha quasi soppiantato la verbalit\u00e0, tanto che spesso si incontrano persone che hanno perduto la capacit\u00e0 di comunicare verbalmente in modo corretto: verbi, tempi, aggettivi, non parliamo dei congiuntivi: sono un vago ricordo. 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